Gradisca, nuovo presidio davanti al Cpr: appuntamento il 6 settembre

Gradisca, nuovo presidio davanti al Cpr: appuntamento il 6 settembre

LA PROTESTA

Gradisca, nuovo presidio davanti al Cpr: appuntamento il 6 settembre

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 24 Ago 2026
Copertina per Gradisca, nuovo presidio davanti al Cpr: appuntamento il 6 settembre

No CPR–No Frontiere FVG annuncia una nuova mobilitazione per esprimere solidarietà alle persone trattenute nella struttura di via Udine. L'iniziativa arriva dopo diverse manifestazioni organizzate negli ultimi anni.

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Un nuovo presidio davanti al Centro di permanenza per il rimpatrio di Gradisca d'Isonzo è stato annunciato per domenica 6 settembre. A promuoverlo è la rete No CPR–No Frontiere FVG, che ha pubblicato oggi l'appello alla mobilitazione sul proprio sito.

L'iniziativa, spiegano gli organizzatori sul proprio portale, nasce con l'obiettivo di «portare la nostra solidarietà a chi, là dentro, è rinchiuso» e di raccogliere e dare visibilità alle testimonianze delle persone trattenute nella struttura di via Udine. Nel comunicato la rete sostiene che il presidio vuole contribuire a rompere quello che definisce il «silenzio di media e comunicati ufficiali» attorno alle condizioni di vita all'interno del centro.

Il tono dell'appello è particolarmente duro nei confronti del sistema dei Cpr. Gli organizzatori descrivono la struttura di Gradisca come «un luogo di botte, minacce e ricatti» e parlano di «torture orchestrate e di soprusi continui». Nel testo vengono inoltre formulate accuse molto gravi, tra cui quella relativa alla presunta somministrazione forzata di psicofarmaci.

«A Gradisca, vi è uno di questi luoghi, ed è governato dallo stato italiano», scrivono ancora gli organizzatori, secondo i quali i Cpr rappresenterebbero «un nodo strategico della catena razzista di ristrutturazione della società». La rete lega quindi la mobilitazione locale anche al tema più generale delle politiche migratorie e delle procedure di rimpatrio.

L'appello prosegue sottolineando che, secondo gli organizzatori, «decine di persone, tuttavia, continuano a resistere e a lottare» all'interno della struttura. L'obiettivo dichiarato per il 6 settembre è dunque quello di «portare la nostra vicinanza a quelle lotte, per amplificarne le voci e le testimonianze».

La mobilitazione non rappresenta un'iniziativa isolata. Negli ultimi anni il Cpr di Gradisca è stato più volte al centro di presidi e manifestazioni. Nel febbraio 2025, dopo le rivolte avvenute all'interno della struttura a partire dal 21 gennaio, No CPR–No Frontiere aveva promosso un presidio di solidarietà per l'8 febbraio. Nel proprio appello la rete aveva collegato l'iniziativa agli scontri interni e denunciato, dal proprio punto di vista, l'uso di manganelli, lacrimogeni e idranti da parte delle forze dell'ordine.

Sempre nel 2025, il 13 aprile, era stato organizzato un ulteriore presidio davanti al Cpr, mentre il 23 maggio si era svolto un doppio appuntamento a Gorizia e Gradisca nell'ambito delle iniziative legate al processo per la morte di Vakhtang Enukidze, il cittadino georgiano morto nel gennaio 2020 mentre era trattenuto nel centro. A luglio la stessa rete aveva quindi promosso un altro presidio davanti alla struttura.

A maggio 2025 si era inoltre svolta una manifestazione più ampia, promossa da diverse forze politiche e realtà associative, con la richiesta di chiudere il Cpr di Gradisca e le strutture analoghe presenti sul territorio nazionale. Al corteo avevano partecipato tra 150 e 200 persone; per disposizione delle autorità, il percorso si era fermato a pochi metri dal Cpr, senza raggiungere il piazzale antistante i cancelli.

Nel settembre dello stesso anno circa 300 persone avevano invece partecipato alla manifestazione legata alla partenza da Gradisca del viaggio di Marco Cavallo, iniziativa dedicata alla critica al sistema dei Cpr e, in particolare, alle problematiche legate alla salute mentale e all'utilizzo degli psicofarmaci.

Più recentemente, il 21 febbraio 2026, circa 70 manifestanti provenienti da Gorizia e Trieste avevano partecipato a un presidio davanti alla struttura, promosso dalle associazioni “Laburjana” e “Rivoluzione Anarchica”. La manifestazione, denominata «Presidio di solidarietà ai reclusi di Gradisca e di tutti i CPR», era rimasta statica e contenuta dietro le transenne. Tra i temi sollevati c'erano la richiesta di chiusura dei centri e la possibilità per le persone trattenute di utilizzare i propri telefoni cellulari.

Il Cpr di Gradisca è attivo dal 2019, dopo la riconversione dell'ex caserma Polonio. Secondo i dati del Global Detention Project, la struttura ha una capacità indicata di 150 posti ed è destinata alla detenzione amministrativa di cittadini stranieri in attesa di rimpatrio.

Il nuovo appuntamento annunciato da No CPR–No Frontiere FVG si inserisce quindi in una mobilitazione che negli ultimi anni ha avuto più appuntamenti a Gradisca, alternando presidi davanti alla struttura e manifestazioni più ampie. L'appello per il 6 settembre si chiude con una serie di slogan politici, tra cui «Contro lo stato razzista e le sue galere» e «per la libertà da ogni sfruttamento e oppressione».

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