l'appuntamento
Gradisca, al Duomo l'oratorio ‘In Memoriam’: il 19 settembre Buttus e il Coro Artemìa ricordano il terremoto del 76
Sabato alle 20.30 l'iniziativa di Scienza under 18 Isontina per il cinquantenario del sisma. Il testo recitato da Manuel Buttus e i canti diretti da Denis Monte intrecciano memorie e testimonianze per tramandare il ricordo alle nuove generazioni.
In occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli del 1976, Scienza under 18 Isontina propone alla cittadinanza IN MEMORIAM – Fu grido dei nonni, fu voce dei padri, è canto dei figli, spettacolo teatrale e musicale di e con Manuel Buttus e il Piccolo Coro Artemìa, diretto dal maestro Denis Monte.
L’appuntamento è per sabato 19 settembre alle ore 20.30, presso il Duomo SS. Pietro e Paolo di Gradisca d’Isonzo. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti. Lo spettacolo nasce come un oratorio civile per voce recitante e coro e propone un percorso attraverso la memoria del sisma del 6 maggio 1976, intrecciando testimonianze, ricordi, immagini e parole con la forza espressiva del canto corale. La voce di Manuel Buttus accompagnerà il pubblico nel racconto di una terra segnata dalla tragedia, dalla paura e dalla perdita, ma anche dalla straordinaria capacità di rialzarsi e ricostruire. Il Piccolo Coro Artemìa, con le sue giovani voci, rappresenta invece il passaggio della memoria alle nuove generazioni: un’eredità che non deve essere dimenticata e che diventa responsabilità collettiva. Pensato in particolare per essere rappresentato nelle chiese, In Memoriam unisce teatro e musica in un’esperienza di intensa partecipazione emotiva, spirituale e civile.
L’iniziativa è organizzata da Scienza under 18 Isontina in collaborazione e con il patrocinio del Comune e della Parrocchia di Gradisca d’Isonzo, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Fondazione CaRiGo. La produzione è di prospettivaT – Associazione per la musica e la prosa / Piccolo Coro Artemìa. Un appuntamento per ricordare ciò che è accaduto cinquant’anni fa e, soprattutto, per trasmetterne il significato alle generazioni di oggi e di domani: perché la memoria del terremoto non sia soltanto storia, ma continui a essere radice, responsabilità e canto.
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