Gorizia scrive a Roma, l’appello del sindaco Ziberna al Governo: «Preoccupante lo stato di sicurezza della centrale di Krško»

Gorizia scrive a Roma, l’appello del sindaco Ziberna al Governo: «Preoccupante lo stato di sicurezza della centrale di Krško»

L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI

Gorizia scrive a Roma, l’appello del sindaco Ziberna al Governo: «Preoccupante lo stato di sicurezza della centrale di Krško»

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 30 Apr 2026
Copertina per Gorizia scrive a Roma, l’appello del sindaco Ziberna al Governo: «Preoccupante lo stato di sicurezza della centrale di Krško»

Il primo cittadino sollecita anche i ministeri competenti e le Istituzioni Europee, «necessari dati aggiornati e più trasparenza nel segno della cooperazione transfrontaliera su rischio nucleare e sismico».

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Il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna accende i riflettori sulla sicurezza della centrale nucleare di Centrale nucleare di Krško, in Slovenia, e lo fa scrivendo una lettera indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai ministeri competenti e a una rete di istituzioni italiane, slovene ed europee. Si tratta di un documento formale ma denso di preoccupazioni, che nasce – come riporta il documento – dal clima crescente di inquietudine avvertito sul territorio.
«Sento il dovere istituzionale di dare voce alle crescenti preoccupazioni della comunità che rappresento» riferisce il primo cittadino.

La missiva si inserisce in un contesto simbolico e storico preciso, tra anniversari che richiamano tragedie legate sia al nucleare sia alla sismicità del territorio. Ziberna sottolinea come nuovi elementi, anche di natura scientifica, abbiano riacceso il dibattito pubblico, rendendo non più rinviabile un confronto trasparente tra Stati confinanti.

Nel testo, il sindaco chiarisce subito di non muoversi per pregiudizio ideologico contro l’energia nucleare. Riconosce infatti il ruolo che questa tecnologia continua a svolgere nello scenario energetico europeo, soprattutto in una fase di transizione ancora lunga e complessa. Tuttavia, evidenzia come la sicurezza non possa essere valutata in astratto, ma debba tenere conto della specificità geografica e dell’età degli impianti. Il cuore della preoccupazione riguarda proprio la centrale di Krško: un impianto attivo da oltre quarant’anni e situato a poco più di cento chilometri dal confine italiano. Una distanza che, in caso di incidente, ridurrebbe drasticamente i tempi di reazione.

«La sua vicinanza geografica implica che, in caso di incidente con rilascio di emissioni, i tempi di ricaduta sul territorio di Gorizia e del Friuli Venezia Giulia sarebbero estremamente contratti, stimabili in poche ore» avverte Ziberna. A rafforzare i timori contribuiscono anche recenti studi scientifici che mettono in discussione la valutazione del rischio sismico nell’area. La presenza di faglie attive e la possibilità che la pericolosità sia stata sottostimata in passato aprono interrogativi sulla reale capacità dell’impianto di resistere a eventi di forte intensità.

«La presenza di faglie attive in prossimità del sito solleva interrogativi urgenti sulla resilienza della struttura a eventi tellurici di rilievo».

Da qui la richiesta formale avanzata alle Istituzioni: più trasparenza, maggiore cooperazione e un coinvolgimento diretto anche di esperti italiani nei processi di controllo e monitoraggio. Un approccio che richiama esplicitamente il principio di precauzione e lo spirito europeo di collaborazione transfrontaliera. Non mancano i richiami all’inclusione tecnica e agli aggiornamenti dei piani di emergenza. Ziberna auspica quindi che «venga fornita una rassicurazione ufficiale, supportata da dati aggiornati, sulla reale tenuta dell'impianto rispetto alle nuove evidenze sismologiche».

Il sindaco insiste poi anche sulla necessità di rafforzare e aggiornare i piani di reazione condivisi, affinché la popolazione possa contare su protocolli chiari e tempestivi in caso di crisi frutto di «una condivisione capillare dei protocolli di emergenza transfrontalieri». Nel passaggio conclusivo, Ziberna allarga lo sguardo al valore simbolico del territorio goriziano, già protagonista di esperienze di integrazione europea borderless auspiacndo che proprio da questa vicenda possa nascere un modello virtuoso di cooperazione. «Confido in un vostro sollecito interessamento affinché il dialogo tra Italia e Slovenia su questo tema possa trasformare un motivo di preoccupazione in un modello di gestione della sicurezza condivisa» conclude il sindaco di Gorizia.

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