LA NOMINA
Gorizia, monsignor Giampaolo Dianin è il nuovo arcivescovo
L’annuncio di monsignor Redaelli nella Sala del Trono dell’Arcivescovado. Il vescovo di Chioggia entrerà in diocesi il 12 luglio. «Vengo per ascoltare e camminare insieme».
È monsignor Giampaolo Dianin il nuovo vescovo eletto di Gorizia. Ad annunciarlo, questa mattina, l’Amministratore Apostolico di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli. Dianin, attualmente vescovo di Chioggia, è nato a Teolo, sui Colli Euganei, il 29 ottobre 1962. Ha frequentato il Seminario di Tencarola dalla prima media ed è entrato al Maggiore di Padova nel 1981. Negli anni del Seminario ha svolto il suo servizio nelle parrocchie di Caltana e di Mestrino. Ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 7 giugno 1987 nella Basilica di Santa Giustina dal Vescovo Filippo Franceschi, assieme ad altri 17 compagni; uno di loro, don Pierluigi Barzon, ci ha lasciato lo scorso 15 ottobre. Dal 1987 al 1991 ha frequentato l’Università Gregoriana di Roma conseguendo il dottorato il Teologia morale e risiedendo presso il Pontificio Seminario Lombardo. Rientrato in Diocesi nel 1991 ha iniziato l’insegnamento della morale sessuale e matrimoniale, insegnamento che continua anche oggi.
Al rientro da Roma è stato cooperatore a Lozzo Atestino e nel 1992 è diventato delegato Vescovile per la pastorale familiare. Il nuovo incarico ha reso impossibile un servizio continuativo in una parrocchia e così ha sempre frequentato, quando era possibile, la parrocchia di Mestrino dove aveva fatto servizio da seminarista e da diacono fin dall’ottobre 1985. È stato coordinatore della commissione famiglia della regione ecclesiastica Triveneta fino al 2001. Nel 2000 è stato nominato assistente unitario dell’Azione Cattolica fino al 2008.
Accanto all’insegnamento della morale familiare ha insegnato anche morale fondamentale dal 1995 al 2002 presso l’istituto superiore di scienze religiose di Padova, di morale sociale e docente di Pastorale familiare dal 2003 presso il biennio di licenza in Teologia pastorale. Dal 2008 al 2011 è stato assistente spirituale dell’Istituto secolare delle missionarie della regalità di Cristo. Dal 2009 è Rettore del Seminario maggiore di Padova. Dal 2009 al 2012 è stato delegato vescovile per il diaconato permanente. Dal 2012 al 2018 è stato, per due mandati, coordinatore della commissione Triveneta per i Seminari. Per i vari incarichi diocesani è stato membro dell’Ufficio di coordinamento pastorale della Diocesi di Padova, membro del Consiglio pastorale diocesano e del consiglio presbiterale. Dal 29 dicembre 2017 è canonico onorario della Cattedrale di Padova e dal 2019 è membro del collegio dei consultori. Attualmente è membro della segreteria del Sinodo diocesano.
«Come potete osservare anche dal suo curriculum – ha fatto sapere monsignor Redaelli durante l’annuncio dato oggi, 14 maggio, a Gorizia nella Sala del Trono dell’Arcivescovado a Curia, Capitolo Metropolitano Theresiano e sacerdoti – monsignor Giampaolo è un vescovo con una grande preparazione culturale e una significativa esperienza pastorale in particolare negli ambiti della famiglia, del laicato e delle vocazioni. Conosco monsignor Giampaolo da quando è entrato a far parte della Conferenza Episcopale Triveneta e ho sempre ammirato la sua capacità di leggere con fede e intelligenza la realtà attuale, il suo coraggio nel proporre vie nuove, la sua attenzione alle persone e la sua capacità di relazione. Ringrazio davvero il Santo Padre: un’ottima scelta per noi».
Il nuovo vescovo farà il proprio ingresso in diocesi il prossimo 12 luglio, solennità dei Santi Ermacora e Fortunato. «Fino ad allora continuerò il mio incarico di Amministratore Apostolico e saluterò ufficialmente la Chiesa di Gorizia domenica 28 giugno in Cattedrale», ha proseguito Redaelli che ha augurato a monsignor Dianin «ogni bene e invoco per lui insieme a voi la protezione dei nostri Santi Patroni Ermacora e Fortunato: lo assistano con la loro intercessione nel suo cammino di pastore».
Dianin, che ha voluto inviare alla diocesi goriziana il proprio messaggio anche in lingua friulana e in lingua slovena, ha rimarcato: «Vengo in mezzo a voi per ascoltare, conoscere, inserirmi in una storia che parte da lontano, dalla gloriosa storia civile e cristiana legata ad Aquileia e che chiede da parte mia rispetto e stima. Essere pastore nei luoghi che custodiscono le radici della fede e dell’evangelizzazione delle Regioni friulane e venete è un onore e una responsabilità».
«Non porto con me né programmi né strategie pastorali; non ho la soluzione magica di tante questioni che oggi inquietano la Chiesa e la nostra società; cercheremo insieme la volontà di Dio, un cibo buono di cui nutrirci. Porto nel cuore il sogno che la gioia del Vangelo risuoni ancora nel cuore delle persone come nutrimento per la vita di ciascuno e come lievito della Chiesa e delle nostre terre. Vengo in mezzo a voi con tanta umiltà, consapevole dei miei limiti, ma ricco dello stile sinodale che tutti stiamo cercando di imparare. Mi rasserena sapere che lavoreremo, faremo discernimento e decideremo insieme. Non conosco la lingua friulana né quella slovena, ma con l’aiuto di qualcuno provo a condividere qualche pensiero in quelle lingue che sono un tratto importante della nostra diocesi».
Infine, ricordando come «vengo, pellegrino con voi, in questa terra bagnata dal sangue dei martiri di Aquilea», ha richiamato che «ciò mi infonde tanta pace nel cuore e mi incoraggia a vivere con fede questo percorso con voi, come padre e come fratello. Questa fede viene da lontano e, insieme, ci conduce lontano, soprattutto ci porta sulla strada della comunione e della fraternità nel nome di Cristo», ha concluso.
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