LA PUBBLICAZIONE
Gorizia, il libro di Paolo Stendardo e Marco Bukovec riporta in luce i bunker della Transalpina
Il volume documenta con immagini inedite le opere difensive realizzate lungo la ferrovia tra il 1943 e il 1945, quando il Battaglione Bersaglieri Volontari ‘Benito Mussolini’ presidiava la linea contro gli attacchi dei partigiani del IX Korpus.
Percorrendo in treno la tratta Nova Gorica-Jesenice, un osservatore attento affacciato al finestrino può ancora notare, lungo la Valle dell'Isonzo e poi lungo l'Idria e il Baccia fino a Podbrdo, alcune strutture che nulla hanno a che fare con la gestione del traffico ferroviario. Sono i resti di un capitolo poco conosciuto della storia locale: tra l'ottobre 1943 e l'aprile 1945 la ferrovia Transalpina fu trasformata in una vera e propria linea fortificata, presidiata dai tedeschi ma soprattutto da unità italiane aderenti alla Repubblica Sociale Italiana, per prevenire i sabotaggi dei partigiani di Tito decisi a impadronirsi della Venezia Giulia passando per Gorizia dopo lo sbando delle forze armate italiane conseguente all'armistizio dell'8 settembre.
A raccontare questa vicenda è il libro "Le Fortificazioni dei Bersaglieri lungo la Ferrovia Transalpina, Valli dell'Isonzo e del Baccia 1943-1945", scritto dal triestino Paolo Stendardo, generale dell'Esercito in congedo, e dal goriziano Marco Bukovec. Pubblicato a marzo 2026 da Luglio Editore di Trieste, il volume è distribuito nelle librerie delle province di Gorizia e Trieste ed è acquistabile anche online.
Il libro non è l'ennesima rievocazione degli eventi bellici, dei quali viene comunque fornita una sintesi necessaria, ma vuole piuttosto offrire una chiave di lettura alle principali opere belliche ancora esistenti, alcune visibili e altre meno, che si possono incontrare percorrendo questo tratto di ferrovia. Un'ampia premessa storica ricostruisce la costruzione della Transalpina, realizzata dall'Austria-Ungheria tra il 1900 e il 1906 per collegare Trieste all'Alta Carniola slovena. Con il Trattato di Rapallo del 1920 il confine passava per Piedicolle (Podbrdo), ultima stazione nel Regno d'Italia prima del tunnel di oltre sei chilometri che portava a Bohinj.
Lungo l'Isonzo e il torrente Baccia fu dislocato il Battaglione Bersaglieri Volontari Benito Mussolini, formato in gran parte da giovani, molti dei quali poco più che adolescenti, che lasciarono le aule di scuola dopo essersi presentati volontari a Verona nei giorni successivi all'armistizio. A loro fu assegnato un compito quasi impossibile: presidiare con poche centinaia di effettivi un tratto di ferrovia lungo quasi 30 chilometri, in forte inferiorità numerica rispetto ai partigiani del IX Korpus. Eppure, nonostante i numerosi attacchi culminati nelle due Battaglie del Baccia dell'estate 1944, per diciotto mesi la linea tenne. Per resistere, caselli e stazioni ferroviarie furono trasformati in vere e proprie ridotte, così come villaggi e case isolate, ricorrendo a materiali e mezzi di fortuna.
Frutto di una ricerca durata cinque anni condotta chilometro per chilometro sui luoghi descritti, il libro raccoglie un'ampia galleria fotografica che ritrae ciò che oggi resta di bunker e altre opere di difesa in territorio sloveno, il cui ritrovamento ed esplorazione non è stato semplice, trattandosi di strutture abbandonate e in molti casi difficilmente accessibili. Un'opera mai realizzata prima, che aggiunge un tassello alla conoscenza della Transalpina dal punto di vista storico-militare, di interesse anche per gli appassionati del mondo ferroviario.
Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.
Occhiello
Notizia 1 sezione
Occhiello
Notizia 2 sezione









