La celebrazione
«Gorizia e Nova Gorica siano ‘Città della pace’»: Redaelli richiama all’unità alla messa dei patroni
Celebrata la solennità dei santi Ilario e Taziano nella Chiesa Metropolitana. Il messaggio del presule alle realtà cittadine, «si può osare di più».
«Che l’intercessione dei nostri Santi Patroni e di san Francesco negli ottocento anni dalla sua morte, aiutino la nostra Città a credere nelle sue possibilità, a lavorare insieme anche di qua e di là del confine, e a essere una Città della pace ispirandosi agli ideali del Vangelo e valorizzando quanto c’è di vero e di buono in ogni religione e in ogni modo di pensare rispettoso degli altri e impegnato per la giustizia e la concordia». Così al termine della propria omelia monsignor Redaelli, amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Gorizia, durante la solenne concelebrazione eucaristica di oggi, 16 marzo 2026, nella Solennità dei Santi Ilario e Taziano, patroni della città. Una celebrazione partecipata e alla presenza di autorità civili e militari: ad accompagnare la liturgia la Cappella Metropolitana diretta da Fulvio Madotto con l’accompagnamento organistico di Marco Colella. Accanto agli antichi reliquiari il gonfalone della città.
Nel corso dell’omelia, al cui termine è scattato un applauso spontaneo da parte dei presenti, il presule ha ripreso l’esperienza di Go! 2025, quando Gorizia e Nova Gorica sono state Capitale europea della cultura, indicando tre insegnamenti che quell’anno ha consegnato alla città. Il primo riguarda la consapevolezza che «si può fare». Redaelli ha ricordato come, quando arrivò a Gorizia molti anni fa, qualcuno gli disse che il detto tipico della città era «no se pol», cioè non si può. «Negli anni ho capito che quel detto solo in parte è vero», ha osservato. Spesso, ha spiegato, è soltanto la prima reazione di fronte a iniziative impegnative che poi «spesso si realizzano e anche bene».
Secondo l’amministratore apostolico, a volte la città oscilla tra due atteggiamenti opposti: «Da una parte una sottovalutazione delle proprie forze e possibilità, dall’altra il sognare realizzazioni del tutto sproporzionate». L’esperienza della Capitale europea della cultura ha invece mostrato che «a Gorizia “se pol” più di quanto si creda», purché ci siano «una meta chiara e proporzionata alle forze, delle risorse adeguate e la furbizia di partire da ciò che già esiste», rilanciandolo e ripensandolo in forme nuove.
Il secondo insegnamento indicato da Redaelli è il valore del lavoro condiviso. «Il “se pol” è realizzabile solo se lo si fa insieme», ha sottolineato. L’esperienza del 2025, ha ricordato, ha richiesto per sua natura una collaborazione costante tra Gorizia e Nova Gorica, «un’unica Capitale costituita da due città unite». Ma il successo delle iniziative è stato possibile anche grazie al contributo di persone, enti e istituzioni che hanno saputo operare insieme. «Lavorare insieme porta a realizzare qualcosa di bello e di riuscito – ha detto – ma il primo risultato è proprio l’essere insieme, il conoscersi, lo stimarsi a vicenda». Per questo, ha aggiunto, sarebbe «un peccato perdere il tesoro delle relazioni di conoscenza, collaborazione e persino di amicizia» nate o rafforzate durante lo scorso anno.
Il terzo insegnamento riguarda infine quella che Redaelli ha definito la vocazione di Gorizia e Nova Gorica a essere «città della pace». Una vocazione che nasce «quasi spontaneamente dalla storia e dalla geografia di questo territorio», ma anche dai percorsi di riconciliazione e di dialogo avviati nel tempo tra comunità diverse. In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, ha osservato il presule, proprio questa vocazione può diventare ancora più significativa. «Gorizia, con Nova Gorica, potrebbe osare di più», ha affermato, invitando a non lasciarsi scoraggiare dal clima globale: «Proprio quando la situazione si fa difficile è il momento di non recedere, di tentare strade nuove e coraggiose».
Nel finale dell’omelia Redaelli ha richiamato l’esempio di san Francesco, che durante le Crociate attraversò il fronte per incontrare il sultano d’Egitto «armato del solo Vangelo», scegliendo il dialogo al posto delle armi. Un atteggiamento «umile, rispettoso e pacifico», che propone la fede «non con le armi e neppure con forme di contrapposizione». Affidando la città all’intercessione dei santi Ilario e Taziano, il presule ha concluso con un auspicio: che Gorizia sappia «credere nelle sue possibilità, lavorare insieme anche di qua e di là del confine ed essere una città della pace».
Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.






Occhiello
Notizia 1 sezione
Occhiello
Notizia 2 sezione










