Gorizia, la cerimonia del Giorno del Ricordo in Prefettura: «Dolore diventi insegnamento»

Gorizia, la cerimonia del Giorno del Ricordo in Prefettura: «Dolore diventi insegnamento»

Il racconto

Gorizia, la cerimonia del Giorno del Ricordo in Prefettura: «Dolore diventi insegnamento»

Di I.B. • Pubblicato il 11 Feb 2026
Copertina per Gorizia, la cerimonia del Giorno del Ricordo in Prefettura: «Dolore diventi insegnamento»

È stata inoltre data voce ai ricordi di infanzia di Alfio Bertoni, esule di Pola, con la lettura di un estratto del suo racconto 'Un altro mondo' sull’esodo istriano vissuto dalla sua famiglia.

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Ieri mattina, 10 febbraio, nelle sale di rappresentanza della Prefettura di Gorizia, alla presenza delle autorità civili, religiose e militari, si è tenuta la cerimonia in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale. Nell’occasione, il Prefetto di Gorizia Ester Fedullo ha consegnato le onorificenze conferite dal Presidente della Repubblica a Ferdinando e Paolo Russian, familiari di Luciano Rupil e Antonio Russian, vittime di quelle tragiche vicende.

La cerimonia è stata impreziosita dalle riflessioni e dai canti degli studenti dell’Istituto comprensivo G.I. Ascoli di Gorizia, che hanno ripercorso la storia di questo territorio di confine a partire dai tragici eventi che hanno caratterizzato il secolo scorso fino ai nostri giorni con un richiamo ai valori di unione e fratellanza che hanno fatto da filo conduttore delle celebrazioni di Gorizia e Nova Gorica insignite insieme del titolo di Capitale europea della cultura 2025.

È stata inoltre data voce ai ricordi di infanzia di Alfio Bertoni, esule di Pola, con la lettura di un estratto del suo racconto “Un altro mondo” sull’esodo istriano vissuto dalla sua famiglia.

Il Prefetto Ester Fedullo ha evidenziato, nel suo discorso, «la necessità di ricordare una pagina buia del nostro passato, la tragedia delle uccisioni, degli arresti e delle sparizioni nelle foibe che colpì duramente questo territorio e dei 350mila italiani d’Istria, di Fiume e della Dalmazia che in gran parte scelsero di non rinunciare alla loro italianità e presero la via dell’esodo.».

«Lo scopo della giornata – ha ribadito – è fare in modo che quel dolore non sia vano, ma diventi insegnamento, lezione di vita e insieme messaggio di speranza, soprattutto per le giovani generazioni, nel comune impegno di affermare i valori di pace e di civile convivenza tra i popoli». 

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