IL PERSONAGGIO
È di Gorizia l’arbitro della finale di Volley in serie A1: la storia di Beppe Curto
Arbitro dal 1997, giudice di gara internazionale anche del Beach volley, è approdato sul seggiolone della serie A nel 2013. Tra i tanti obiettivi raggiunti il sogno delle Olimpiadi.
C’era anche Gorizia alla festa per la vittoria dell’ottavo scudetto consecutivo della Imoco Conegliano, titolo conquistato lo scorso mercoledì 22 aprile nella gara 4 della finale di A1 femminile contro la Vero Volley Milano. Ad arbitrare la partita è stato infatti il goriziano Giuseppe Curto, arbitro di serie A dal 2013, Responsabile Regionale degli Ufficiali di Gara del Friuli Venezia Giulia dal 2021 e arbitro Internazionale di Beach Volley dal 2015.
Nella sua trentennale carriera, molti gli appuntamenti significativi cui ha avuto modo di partecipare partendo dalla Finale di Junior League del 2013 per arrivare, prima della gara di mercoledì, alla finale di Coppa Italia Femminile di Torino di fine gennaio 2026.
Eppure si tratta di un percorso tutt’altro che premeditato. «Ho iniziato nel 1997 per puro caso. Ero in quinta superiore, giocavo a basket e quando questa esperienza è finita un caro amico che giocava a pallavolo, e che poi è diventato il mio testimone di nozze, mi ha proposto di fare il corso di arbitro» ricorda Curto, raggiunto telefonicamente ieri in un momento di relax favorito dalla Festa della Liberazione.
«Ho frequentato il corso a Gorizia, presso il comitato provinciale che si trovava in piazza Vittoria. Poi per un anno sono stato arbitro provinciale, quello che adesso è il livello territoriale, per i quattro anni successivi sono passato al livello regionale, nel 2002 sono diventato arbitro nazionale di serie B per arrivare alla serie A nel 2013. Nel frattempo sono anche diventato arbitro internazionale di beach volley, incarico che lo scorso anno mi ha portato ai mondiali di Adelaide, in Australia, dove ha diretto la finale 3°-4° posto».
Classe 1978, sposato e padre di due figli (che, per inciso, non sono pallavolisti), Giuseppe riesce a destreggiarsi fra i mille impegni dell’arbitraggio (alcuni comunicati solo pochi giorni prima delle gare) grazie a un lavoro come libero professionista. «La disponibilità è massima, dopo 20 anni di arbitraggio solo quest’anno ho dovuto rinunciare a una partita. Nella serie A siamo 120 arbitri divisi in 4 gruppi: io rientro nel gruppo 1 che si rivolge solo alla A1 femminile e alla super lega maschile. Così seguiamo una media di 23 gare ciascuno».
Come è cambiata la pallavolo negli anni? Meglio arbitrare adesso o quando hai iniziato?
La pallavolo è stata uno dei primi sport ad avere il sistema elettronico di videocheck per le chiamate arbitrali, che dobbiamo però essere bravi a gestire nei momenti topici. Noi lo abbiamo accolto molto bene, è servito a calmare gli animi anche se le statistiche sono sempre a nostro favore perché per esempio, per valutare se una palla sia dentro o fuori, usiamo la tecnica dell’anticipo e raramente cadiamo in errore. È comunque cambiato il mondo dei giocatori: sono tutti più tranquilli e la pallavolo è comunque uno sport in cui c’è molta consapevolezza e fairplay. C’è un clima positivo anche nel pubblico: pensa che alla finale di mercoledì non c’è stato un coro contro da parte di nessuna delle due tifoserie.
Qual è stato il momento più emozionante e quale il più difficile della finale?
L’inno d’Italia quando inizia la partita è senza dubbio una forte emozione: essere lì a centro campo, sapere di essere in diretta tv… Quello più difficile: in realtà è stata una gara semplice da arbitrare grazie alle giocatrici e ai colleghi che avevo come secondo e terzo arbitro, come segnapunti e addetto al videocheck.
Cosa ti preoccupava di più prima dell’inizio del match?
Di solito riesco a non essere teso nonostante la posta in palio: era una gara dentro-fuori visto che il Conegliano aveva già vinto due partite. Ma quando inizia la partita mi isolo nel mio mondo e non percepisco nulla di ciò che succede fuori dal campo.
Cosa pensi della pallavolo a livello regionale e locale?
Riesco a seguire anche perché sono responsabile regionale degli arbitri, responsabile della loro promozione. Siamo sempre stati una regione che ha sfornato giocatori di alto livello dal punto di vista tecnico ma il nostro problema è la popolazione totale, non riusciamo mai ad arrivare in alto come squadre. Un’altra criticità, non solo a livello locale, è il settore maschile: nonostante siamo forti nella nazionale, si stenta a iniziare a giocare e questo a lungo andare si ripercuoterà anche nei gironi più alti. La fortuna di Gorizia è avere vicino la Slovenia, che è anche a un buon livello di gioco: potendo contare su numerose competizioni internazionali, abbiamo una cartina di tornasole immediata delle nostre capacità e mancanze.
Per quanto riguarda Gorizia nello specifico?
La situazione è positiva a livello di numeri perchè ci sono tanti iscritti nelle squadre giovanili. Poi è stata appena approvata la legge che permetterà alle squadre di usare le palestre scolastiche: ne stiamo usando già tante a Gorizia e Trieste ma spero che questo provvedimento possa aiutare le squadre perchè so che hanno spesso problemi di gestione degli allenamenti.
Qual è il tuo sogno nella pallavolo?
Distinguo sempre tra obiettivi e sogni: gli obiettivi sono tanti nel corso della carriera ma li ho raggiunti quasi tutti, il sogno invece sono le Olimpiadi. Per la pallavolo in generale abbiamo acquisito più visibilità sui media, siamo poco sui quotidiani sportivi ma non so quanto siano ancora letti mentre tutti le stanno riconoscendo il rispetto che merita grazie anche agli endorsement del Presidente della Repubblica e del Presidente del Coni. Potremmo fare di più ma un bel traguardo è comunque il fatto che negli ultimi anni sia arrivata su Rai2 la finale di coppa Italia.
I tuoi prossimi impegni?
Ancora non li conosco con precisione, spesso veniamo avvisati all’ultimo momento. Adesso restano la finale di Superlega maschile, le semifinali e le finali della Challenge Cup mentre già è iniziata la stagione del beach volley che mi ha portato in Brasile ad aprile mentre a giugno sarò a Gstaad, in Svizzera, e ad agosto ad Amburgo per i mondiali internazionali.
Foto Rubin / LVF e Mauro Gerosa
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