Gorizia, acceso dibattito tra consiglieri, Riccardi e Poggiana sul futuro dell’ospedale: domande e critiche

Gorizia, acceso dibattito tra consiglieri, Riccardi e Poggiana sul futuro dell’ospedale: domande e critiche

sanità e politica

Gorizia, acceso dibattito tra consiglieri, Riccardi e Poggiana sul futuro dell’ospedale: domande e critiche

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 20 Apr 2026
Copertina per Gorizia, acceso dibattito tra consiglieri, Riccardi e Poggiana sul futuro dell’ospedale: domande e critiche

Dopo il taglio del nastro per la Casa della Comunità al confronto acceso in aula, cittadini e istituzioni divisi su riorganizzazione e servizi.

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Il 20 aprile si chiude come una giornata dai toni contrastanti per la sanità isontina, divisa tra l’entusiasmo istituzionale per l’inaugurazione della nuova Casa della Comunità e un confronto acceso in sede pubblica sul futuro dell’assistenza ospitato nella sala del Consiglio Comunale di Gorizia. Se da un lato il taglio del nastro in via Vittorio Veneto ha segnato un passaggio simbolico nella riorganizzazione territoriale, dall’altro il dibattito successivo ha fatto emergere timori, critiche e nodi ancora aperti.

A precedere e accompagnare l’incontro è stata la presenza del Comitato per la difesa della salute pubblica “Giorgio Bisiani”, che ha manifestato in modo silenzioso – anche se non sono mancati applausi e commenti – ma deciso il proprio dissenso. Il gruppo ha contestato innanzitutto la modalità dell’appuntamento, chiedendo che si svolgesse come un vero Consiglio comunale per garantirne «ufficialità e rilievo politico». A sollevare ulteriori perplessità è stata la richiesta di inviare le domande in anticipo, giudicata una scelta che «mina dall’inizio la credibilità di un dialogo aperto». Nonostante le critiche, il comitato ha partecipato «per senso di responsabilità», ribadendo un principio netto: «non può esistere una Casa della comunità senza cittadini».

Nel corso del confronto, il sindaco Rodolfo Ziberna ha difeso con decisione l’investimento, ricordando i quasi 50 milioni impiegati e i tempi di realizzazione «inferiori ai due anni e mezzo». Ha quindi rivendicato un approccio che affida un ruolo centrale ai tecnici: «La politica deve fare non uno ma dieci passi indietro. L’obiettivo non è mettere medaglie ai singoli comuni ma garantire la salute dei cittadini».

Tra i temi più delicati affrontati in aula, lo spostamento della chirurgia urologica oncologica ha acceso il dibattito. Il direttore della rete oncologica regionale, Carlo Cardellino, ha richiamato criteri organizzativi e di sicurezza, sottolineando come «l’intervento chirurgico sia la fase più delicata del percorso» e come le tecnologie avanzate, tra cui la chirurgia robotica, debbano essere concentrate in centri ad alto volume.

Una posizione che ha incontrato la netta contrarietà di parte del Consiglio. Da Franco Zotti che ha chiesto il perché di un mancato appoggio economico ai giovani medici per trasferirsi a Gorizia fino a Emanuele Traini per il quale la preoccupazione si è spostata sulle tempistiche: «Fino a quanto potremo mantenere l’Unità di terapia intensiva cardiologica sulle due sedi di Gorizia e Monfalcone prima che una delle due venga tagliata?». La consigliera Laura Fasiolo ha parlato di una scelta che «impoverisce fortemente la sanità dell’Isontino», richiamando i principi costituzionali di universalità ed equità. Il consigliere Roberto Sartori ha invece evidenziato il rischio di depotenziare strutture già funzionanti, sostenendo che «volumi maggiori implicano anche maggiore sicurezza».

Particolarmente critico anche l’intervento del consigliere Andrea Picco, che ha evocato l’immagine del “cavallo di Troia” per descrivere il timore di uno svuotamento progressivo degli ospedali locali. Alle preoccupazioni politiche si sono aggiunte quelle tecniche emerse dal pubblico: il dottor Adelino Adami ha sollevato dubbi sulla distanza tra le strutture, sottolineando l’assenza di un piano chiaro per il trasferimento dei pazienti tra ospedale e Casa della Comunità.

Sul fronte organizzativo, il direttore generale di Asugi Antonio Poggiana ha affrontato il tema della carenza di medici, definendolo un problema strutturale nazionale. «Se potessi chiuderei le Asap domani – ha affermato – ma non saprei come sostituirle». Una difficoltà legata anche alla scarsa attrattività della professione per i giovani.

Per quanto riguarda la cardiologia, Daniele Pittioni ha assicurato il mantenimento dell’attuale assetto, spiegando che si è scelto di non chiudere nessuna delle due unità coronariche, dopo aver valutato ipotesi alternative che presentavano criticità.

A chiudere il confronto è stato l’assessore regionale Riccardo Riccardi, con un intervento, non scevro da risposte anche accese, che ha ribadito la necessità di affidarsi alle indicazioni tecniche anche di fronte a scelte impopolari. «La politica fa le scelte sulla base delle condizioni che la tecnica mette a disposizione», ha dichiarato. «Non prevediamo chiusure di ospedali, ma riorganizzazioni nel rispetto degli standard».

L’invito finale dell’assessore è stato quello a superare una visione localistica della sanità: «La risposta al bisogno di salute non ha un confine territoriale». E ha concluso con un messaggio rivolto ai cittadini, sostenendo che il vero rischio sarebbe non intervenire: «Queste manovre garantiscono una risposta migliore rispetto a lasciare le condizioni attuali, perché cure più sicure richiedono cambiamenti organizzativi importanti».

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