L'INTERVISTA
Giulia Mei arriva a Gradisca: «I confini? A volte basta un passo per scoprire che non esistono»
La cantautrice sarà protagonista venerdì 31 luglio a Onde Mediterranee con Emma Nolde. «La musica può unire persone e luoghi diversi».
Tra le voci più originali della nuova scena cantautorale italiana, Giulia Mei approda a Gradisca d'Isonzo per una delle serate più attese di Onde Mediterranee. La cantautrice e pianista palermitana sarà protagonista venerdì 31 luglio, dalle 21, all'Arena del Castello, dove aprirà il concerto di Emma Nolde nell'ambito della 30ª edizione del festival. Pianista di formazione classica, cantautrice e autrice di testi che intrecciano ironia, impegno civile e introspezione, l'artista palermitana ha conquistato negli ultimi anni pubblico e critica grazie a una scrittura personale e riconoscibile, culminata nel successo di Bandiera, brano divenuto un vero manifesto di libertà e autodeterminazione.
Sul palco gradiscano porterà il suo repertorio, fatto di canzoni che affrontano temi sociali, relazioni e identità con uno sguardo capace di alternare leggerezza e profondità. In vista del concerto abbiamo dialogato con lei del suo percorso artistico, del rapporto con il pubblico, dell'importanza della parola nella musica e del significato di esibirsi in un territorio di confine come quello isontino, nel quale culture e sensibilità diverse si incontrano quotidianamente.
Arriva a Onde Mediterranee dopo un lungo tour dedicato al suo ultimo album. Cosa porta con sé sul palco di Gradisca d'Isonzo e cosa troverà il pubblico di diverso rispetto ai concerti dei mesi scorsi?
Stiamo portando il tour in giro per l'Italia e quello che farà la differenza, come sempre, sarà il pubblico. Sul palco saremo in trio: io alla voce, al pianoforte e al controller, Dario Marchetti alla batteria e ai synth e Vezeve alla beatbox e alla loop station. È uno spettacolo che mette insieme passato, presente e futuro: ci sarà anche uno spoiler del nuovo album, oltre ai brani già pubblicati nei dischi precedenti.
"Bandiera" è diventata molto più di una canzone, trasformandosi in un simbolo per tante persone. Le pesa questa responsabilità o la vive come un'opportunità?
Bandiera non mi è mai pesata, né cantarla né averla scritta. È una canzone che, per certi versi, ha preso una strada tutta sua, facendosi conoscere anche da persone che magari non conoscono me. È arrivata lontano con un messaggio che ritengo importantissimo e sono felicissima che abbia potuto ottenere il successo che meritava.
La sua scrittura affronta spesso temi sociali senza rinunciare all'ironia. Quanto è difficile trovare l'equilibrio tra il messaggio e la leggerezza?
Sicuramente è fondamentale riuscire a raccontare i propri messaggi con un linguaggio più pop. Spesso si tende ad annacquare certi temi, ma non è quello che voglio fare. Ho scelto più volte parole forti e questa scelta mi è costata qualcosa, ma non me ne pento. Oggi bisogna anche correre il rischio di essere considerati pesanti, perché in questa ricerca della superficie stiamo perdendo di vista messaggi importanti. Io, per carattere, ho un lato ironico: è il mio modo di affrontare la realtà e di prenderne confidenza. Mi viene naturale raccontare certe tematiche in modo diretto, ma cercando sempre di arrivare alle persone. Il mio modo di vivere la realtà è entrato inevitabilmente anche nel mio modo di scrivere. Stiamo perdendo di vista temi che vengono considerati pesanti, ma che meriterebbero comunque di avere spazio.
Vive a Milano ma mantiene un legame forte con Palermo. Quanto contano le proprie radici nel modo di scrivere musica?
Ci scherzo spesso durante i concerti, chiedendo al pubblico se il mio accento palermitano si senta ancora. Adoro poter portare in giro per il mondo il modo di vivere, di vedere, i colori e i sapori di Palermo. Sono consapevole che le mie radici abbiano plasmato il mio modo di sentire e di vivere, così come la mia ironia, che è profondamente siciliana. Noi siamo abituati a convivere con tante brutture e, proprio per questo, abbiamo sviluppato un modo di affrontarle che ci ha aiutato nel tempo. Non significa essere superficiali o fuggire dalla realtà, ma riuscire a guardarla con un sorriso che poi diventa lotta e, nel suo piccolo, anche rivoluzione.
Onde Mediterranee è un festival che mette insieme artisti con linguaggi molto diversi. Cosa significa per lei esibirsi in una rassegna di questo tipo, in un territorio di confine come quello del Goriziano?
È bellissimo. In Friuli sono già stata ed è sempre un piacere tornarci perché, oltre a conoscere luoghi meravigliosi grazie ai tour, posso entrare in contatto con persone diverse. Adoro capire come il pubblico, in questo caso quello del Goriziano, possa fare proprie le mie canzoni, cantarle e viverle. Credo che il mio spettacolo abbia proprio questa capacità: mettere in relazione luoghi e persone, come quelle bellissime che incontrerò a Onde Mediterranee.
Gorizia e Nova Gorica stanno vivendo una stagione particolare come territorio europeo e transfrontaliero. Le capita di percepire il confine come un luogo di incontro anche nella musica?
Il confine ti mette a confronto con qualcosa che non ti appartiene del tutto. Anche il mio ultimo disco parla di questo: il confine, spesso, è un limite che ci imponiamo da soli oppure che ereditiamo senza metterlo in discussione. A volte basterebbe fare un passo in più per capire che quel confine, in realtà, non è mai esistito. Penso che riuscire ad andare oltre possa farci scoprire nuove forme di bellezza, come quella della musica e dell'incontro con l'altro.
Negli ultimi anni la figura della cantautrice è tornata al centro della scena italiana. Crede che oggi ci sia finalmente più spazio per una scrittura femminile libera da stereotipi?
Oggi c'è molto più spazio per la scrittura musicale femminile rispetto a qualche anno fa, lo vedo e lo sento. Ma possiamo e dobbiamo fare ancora di più. Poter condividere il palco con una grande artista come Emma Nolde è importante. Finalmente c'è un'attenzione diversa, ma bisogna evitare che una cantautrice venga vista come qualcosa da proteggere. È giusto parlare della presenza femminile sui palchi e nei festival, però l'attenzione deve andare soprattutto alla varietà e alla qualità dei progetti. Esiste una ricchezza musicale enorme che oggi trova molto più spazio rispetto al passato, anche se in alcuni ambienti si fa ancora fatica. Però la strada è quella giusta.
Dopo questo tour, quale direzione immagina per il suo prossimo percorso artistico?
Concludere il disco e tutto il lavoro che c'è dietro. E poi, magari, concedermi anche un viaggio.
Foto di Alessandro Gennari
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