L’APPROFONDIMENTO
Gestione degli incendi sul Carso: il ruolo chiave della collaborazione italo-slovena

Dal grande rogo del 2022 agli interventi più recenti, una rete operativa transfrontaliera sempre più strutturata sostiene la prevenzione e il contenimento degli incendi boschivi. Bensa: «Una collaborazione preziosa che ci ha permesso di arginare un problema enorme».
Dall'ultimo incendio boschivo, che ha interessato prima di ferragosto scorso parte del Carso goriziano e triestino, sono riemerse – dopo diverso tempo – le criticità dell'area carsica, gravemente danneggiata già alla fine di luglio del 2022.
Fu proprio in quell’estate che bruciarono per 14 lunghi giorni 916 ettari, suddivisi tra il Carso goriziano e quello triestino, rappresentando così la quasi totalità degli incendi di quell’anno: nello specifico, localizzando sul carso nostrano il 43% dei 1.347 ettari totali andati in fumo in Regione durante tutto il 2022.
Incendi causati soprattutto dalla mano dell’uomo che, tra dolo e colpa, è responsabile dell’83% dei principi di rogo, lasciando così solo un 17% circa a cause di origine naturale.
Un rogo enorme, quello dell’estate 2022, che ha mobilitato vigili del fuoco, protezione civile e guardia forestale italiani e sloveni, anche questi ultimi colpiti da incendi importanti ed estesi lungo tutto il territorio carsico.
«Una collaborazione preziosa che coltiviamo da tanti anni, e che ci ha permesso, nell’estate di tre anni fa, di arginare un problema enorme, cooperando il più possibile con i mezzi a disposizione» racconta Dimitrij Bensa, responsabile del nucleo antincendio boschivo della Protezione Civile di Gorizia.
Una collaborazione transfrontaliera lunga decenni fra il corpo dei vigili del fuoco sloveno e la protezione civile regionale, che soprattutto nel luglio 2022 ha visto il suo effettivo impiego: «A giugno di quell’anno era già stato stilato un accordo di collaborazione fra l’Italia e la Slovenia – racconta il volontario della protezione civile Boris Cotič – durante gli incendi, l’intervento dei “Gasilci” è stato per noi fondamentale, anche e soprattutto per il loro avanzamento tecnologico e per il numero di volontari che dovevano fronteggiare l’incendio più grande mai registrato sul Carso triestino-goriziano e sloveno».
Ed è proprio dopo il grave rogo del ’22 che i vigili del fuoco sloveni, tramite finanziamenti europei, hanno rinnovato il proprio parco mezzi, introducendo autobotti con una capacità complessiva che spazia dai 7mila ai 12mila litri totali e acquistando quattro piccoli aerei antincendio di tipo “Air Tractor”.
«La Slovenia ha investito e rinnovato da subito il suo parco mezzi – continua Cotič – in Italia abbiamo ancora all’attivo veicoli obsoleti e spesso inaffidabili. Dopo tre anni abbiamo ricevuto solo promesse, ma nessun cambiamento effettivo». Nel 2023 la situazione si è decisamente contenuta rispetto all’anno precedente, tanto che i dati della Protezione Civile parlano di un totale di 33 incendi boschivi, 8,3 ettari totali bruciati e una localizzazione sul Carso triestino e goriziano pari all’11%. Anche nel 2023 le cause sono imputabili, nella maggior parte dei casi, agli umani, che questa volta hanno causato l’82% degli incendi: 55% dolosi e un 27% causati da disattenzione ed errori; solo il 18% dei roghi è stato causato da eventi naturali.
«Dopo l’incendio del 2022 sono state avviate importanti campagne di formazione, mettendo in sicurezza le zone a rischio e minimizzando il più possibile i danni causati da futuri incendi» – così Flavio Cimenti, coordinatore del settore boschivo della Regione.
Tanto che, ci fanno sapere, proprio dal 2023 la Regione ha stanziato un bando da 125mila euro, contenente contributi da devolvere alla salvaguardia del patrimonio carsico e di chi se ne occupa quotidianamente.
Fondi che sono stati rinnovati anche per il 2024 e il 2025, con un impiego di un milione di euro l’anno scorso e 900mila per l’anno corrente.
Nel 2024, invece, si sono registrati 37 incendi boschivi, che hanno coinvolto complessivamente 304 ettari di superficie forestale in fiamme, di cui solo l’8% ricadente nel Carso triestino e goriziano.
In diminuzione, rispetto agli anni precedenti, i danni di origine antropica, che si attestano al 49%: nello specifico, 35% per dolo e 14% per cause accidentali. In crescita, invece, i danni di origine naturale, che rappresentano il 27% del totale, principalmente a causa di eventi atmosferici «la nostra regione è una delle più colpite in Italia da incendi causati da danni da fulmine - racconta Cimenti - anche se sul carso è un evento piuttosto raro ed è più consueto nelle foreste carniche».
Riguardo all’anno 2025, l’incendio del 13 agosto, è stato quello più evidente e ha interessato il carso monfalconese, proprio a ridosso della Rocca e della linea ferroviaria, dove hanno bruciato 5 ettari di verde, causando anche qualche sporadico crollo arboreo.
Quella mattina l’aria in piazza della Repubblica e nel centro cittadino era diventata irrespirabile e carica di fuliggine, provocando un fuggi-fuggi generale dal mercato settimanale. C’era molta preoccupazione - dovuta alla vicinanza dei focolai - per le abitazioni situate tra salita della Rocca e salita Mocenigo, nonché per la linea ferroviaria, che era rimasta attiva, ma con diversi rallentamenti. Le squadre di emergenza erano tutte operative e, in quel momento, erano riuscite a mantenere le fiamme lontane dai binari. La zona più critica era risultata quella nei pressi del parcheggio di salita alla Rocca, un’area condensata di diverse unità abitative.
Verso la tarda mattinata era entrato in azione l’elicottero della Protezione Civile Regionale, seguito poco dopo da un secondo, facendo entrambi il carico d’acqua nel Canale Valentinis Preoccupavano anche le discrete folate di vento che stavano spingendo le ultime fiamme verso nord-est, in direzione della Rocca. Secondo la Protezione Civile, se il vento fosse rimasto stabile, l’incendio sarebbe stato domato entro due ore. Poco dopo le fiamme nei pressi delle abitazioni, del parcheggio e della linea ferroviaria risultavano già spente o sotto controllo.
Verso la tarda mattinata i principali rischi per il centro città erano stati scongiurati grazie al pronto intervento delle forze in campo. La situazione era sotto monitoraggio per prevenire la nascita di nuovi focolai. Il mercato cittadino stava terminando regolarmente, senza che fosse necessaria un’evacuazione e il traffico in centro era tornato alla normalità.
Una realtà conosciuta da tempo, quella degli incendi sul Carso, che negli ultimi anni si è intensificata causa diversi fattori, quali cambiamento climatico, della crescente siccità - all’apice nell’estate del 2022 - e, soprattutto, per mano dell’uomo. Un fenomeno che continua a minacciare un territorio delicato e particolare, mettendo a rischio non solo l’ambiente, ma anche la sicurezza delle comunità locali.
Eppure, oggi più che mai, Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Guardia Forestale hanno dimostrato di saper fronteggiare con efficacia questa emergenza, grazie a una rete di collaborazione sempre più solida – anche a livello transfrontaliero – e a strategie di prevenzione e intervento sempre più mirate.
La salvaguardia volta alla tutela ambientale risulta ancora oggi molto complessa, ma l’impegno condiviso, gli investimenti e la crescente consapevolezza costituiscono elementi che possono contribuire alla tutela del Carso e ad una maggiore preparazione rispetto alle sfide future.
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