Le ‘Georgiche’ di Bosizio in mostra a Palazzo Attems dopo 200 anni di ricerche, il focus in una visita guidata

Le ‘Georgiche’ di Bosizio in mostra a Palazzo Attems dopo 200 anni di ricerche, il focus in una visita guidata

GIOVEDì 30 APRILE

Le ‘Georgiche’ di Bosizio in mostra a Palazzo Attems dopo 200 anni di ricerche, il focus in una visita guidata

Di REDAZIONE • Pubblicato il 28 Apr 2026
Copertina per Le ‘Georgiche’ di Bosizio in mostra a Palazzo Attems dopo 200 anni di ricerche, il focus in una visita guidata

Il manoscritto della traduzione friulana del sacerdote goriziano, ritrovato a fine 2024, è nel percorso espositivo di ‘Voi siete qui’, visitabile fino al 3 maggio. Inizio della visita alle 17.30.

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Si appresta a chiudere i battenti la mostra “Voi siete qui”, ospitata fino al 3 maggio al Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia. Per l’occasione sono stati aperti ai visitatori alcuni tra i più preziosi e rappresentativi tesori conservati nei Musei, oltre che nella Biblioteca e nell’Archivio Storico Provinciale di Gorizia.

La selezione dei pezzi ha consentito di esporre autentiche gemme di un patrimonio artistico e documentario che continua a riservare agli studiosi il piacere di nuove scoperte, avvicinando talvolta personaggi dal profilo ancora sfuggente. È questo il caso di Gian Giuseppe Bosizio: sacerdote e letterato vissuto a cavallo tra Seicento e Settecento, ricoprì per oltre trent’anni il ruolo di cancelliere dell’arcidiacono di Gorizia.

Di lui vengono esposti il manoscritto presumibilmente autografo con la versione parodica dell’Eneide in friulano presentato all’imperatore Carlo VI, padre di Maria Teresa, in occasione della sua visita a Gorizia nel 1728, e l’esemplare ritrovato di con il poema didascalico de “Le Georgiche” che, per le straordinarie affinità che presenta con il primo, deve ricondursi anch’esso alla mano del Bosizio.

Entrambi i documenti attestano la varietà di friulano parlata a Gorizia nei primi decenni del Settecento; mentre il manoscritto dell’Eneide era ben noto ai linguisti e ai cultori di memorie patrie, quello con Le Georgiche è stato invece ritrovato dopo quasi 200 anni di ricerche alla fine del 2024 nella raccolta di una prestigiosa famiglia di collezionisti goriziani. Dell’esemplare in questione si erano infatti perse le tracce fin dal gennaio 1836. Cent’anni dopo, quando il progetto di dar corpo a un’edizione critica della versione in friulano de “Le Georgiche” del Bosizio sfociò nel primo supplemento alla rivista Studi goriziani, l’autografo si riteneva irrimediabilmente perduto.

Proprio in occasione dell’importante ritrovamento, alle ore 17.30 di giovedì 30 aprile, si svolgerà a Palazzo Attems una visita guidata alla mostra “Voi siete qui”, con un particolare focus sull’esemplare de “Le Georgiche”. Dei due manoscritti con i poemi di Virgilio tradotti in friulano dal Bosizio ed esposti l’uno accanto all’altro nella mostra “Voi siete qui” spiccano le straordinarie affinità che riguardano, da una parte la scrittura - sobria, elegante e dallo spiccato aspetto ornamentale - e dall’altra i disegni nelle antiporte, che paiono tracciati con il medesimo inchiostro color seppia del testo e che, nella scelta dei soggetti e nelle parole dei motti, richiamano la formazione classica e religiosa dell’autore. Il rapporto quasi gemellare tra i due manoscritti ritenuti autografi trova conferma anche nell’impiego del velluto cremisi per il rivestimento dei piatti, nei tagli dorati e soprattutto nei lacci delle legature in seta di colore giallo e nero, i colori della Monarchia asburgica.

Al termine della mostra l'esemplare con Le Georgiche, acquisito dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia per l’Archivio storico provinciale di Gorizia, sarà digitalizzato per garantire in modo efficace la sua conservazione nel tempo e per fornire ai linguisti uno strumento agile per il confronto con gli altri testimoni della tradizione manoscritta, in vista della predisposizione di un’edizione critica del poema virgiliano.

Foto museiprovincialigorizia.regione.fvg.it 

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