La proposta editoriale
‘Friuli Orientale’ rilancia la sua missione: «Goriziano più ampio e tutela delle radici»
Presentato il progetto editoriale nato nel 2024 all’interno di Gorizia 3.0. Al centro identità territoriale, cultura friulana, futuro della provincia e dibattito politico.
È stata presentata nella mattinata di oggi, 30 luglio, la mission editoriale di “Friuli Orientale – Gorizia, Provincia, Regione”, giornale già attivo dal 2024 e nato all’interno del progetto Gorizia 3.0. A illustrare obiettivi e prospettive della testata sono stati il direttore Antonio Devetag ed Ermes Dosso, insieme a diversi collaboratori del gruppo, composto soprattutto da giovani impegnati nel racconto del territorio. Al centro della proposta editoriale c’è una visione precisa: quella di un territorio goriziano più ampio, capace di comprendere anche il Cervignanese, oggi amministrativamente inserito nella provincia di Udine ma storicamente legato all’area isontina anche dal punto di vista ecclesiastico. Un ritorno, secondo i promotori, a una dimensione territoriale unitaria, nella quale trovino spazio anche la salvaguardia della lingua friulana e delle identità locali.
Un tema rilanciato anche dagli interventi istituzionali presenti alla presentazione. L’eurodeputata Anna Maria Cisint ha sottolineato il valore culturale dell’iniziativa: «È un’occasione buona per raccontare il territorio e una preziosissima dimostrazione del valore culturale che abbiamo. La cultura è fondamentale: quando, come Lega, siamo saliti al governo a Monfalcone la sinistra pensava fossimo dei burini; invece, abbiamo dimostrato che con la cultura si può crescere e migliorare il territorio». Cisint ha poi aggiunto: «Abbiamo una grande forza all’interno della nostra storia e del nostro essere che va tirata fuori. Io amo l’Occidente e ho paura di come si stia andando avanti in questo periodo storico».
Per l’assessore comunale a GO! 2025 Patrizia Artico, il progetto rappresenta un esempio positivo di confronto: «Il pluralismo è una parola che è stata abusata, qui invece c’è un ottimo pluralismo con una caratteristica positiva: lo riassumete in modo culturale e politico e attorno a voi avete un ottimo gruppo di giovani».
Anche l’assessore al decentramento del Comune di Gorizia Maurizio Negro ha richiamato l’importanza della memoria storica e delle radici linguistiche: «La storia del territorio è qualcosa che si conosce poco. Come mi dissero alcune turiste di Amsterdam qualche tempo fa, la storia di Gorizia è troppo grande per essere contenuta in questa piccola città, eppure è così. È fondamentale salvaguardare le nostre radici e dobbiamo riconoscere che il friulano era una lingua franca fino a non pochi decenni fa in questo territorio».
Il nuovo numero di agosto-settembre della rivista propone una serie di approfondimenti sui cambiamenti politici, sociali e culturali che interessano Gorizia e il Friuli Venezia Giulia. La copertina affronta il fenomeno delle bande giovanili e dei cosiddetti “maranza”, sostenendo come anche il capoluogo isontino non possa più considerarsi estraneo a dinamiche di disagio sociale. Bullismo, furti, minacce e aggressioni vengono analizzati come segnali di una più ampia crisi del tessuto comunitario, intrecciata ai temi della sicurezza, dell’immigrazione e dell’integrazione.
Un ampio spazio è dedicato anche al futuro politico di Gorizia, con un’analisi sulle prossime elezioni comunali e sugli effetti della nuova legge elettorale, che prevede l’elezione al primo turno per chi raggiunge almeno il 40% dei consensi. Il giornale si sofferma sui possibili equilibri del centrodestra, sul ruolo di nuove formazioni politiche e sulle prospettive legate alla scelta del prossimo candidato sindaco. Nelle pagine dedicate all’amministrazione cittadina trova spazio anche un’intervista al sindaco Rodolfo Ziberna, che descrive una Gorizia in trasformazione, con un baricentro sempre più orientato verso sud-est: dalla rinascita della Casa Rossa alla Casa della Comunità, dal nuovo polo scolastico al Parco Basaglia, fino all’asse di via Terza Armata e alle prospettive legate all’aeroporto.
Sul tema delle autonomie locali interviene invece Diego Moretti, che ribadisce la contrarietà a Province prive di competenze effettive e considera mancata l’occasione di un allargamento al Cervignanese. Un contributo arriva anche da Luis Durnwalder, già presidente della Provincia autonoma di Bolzano, che richiama il modello altoatesino: «L’autonomia funziona soltanto quando poteri, risorse, responsabilità e cittadini procedono insieme». Tra gli altri approfondimenti, il giornale affronta il caso dell’Ottagono di Corte Sant’Ilario, il manufatto rinvenuto accanto al Duomo e interpretato come possibile testimonianza di un antico battistero, criticandone la mancata valorizzazione archeologica. Sul tema il sindaco Ziberna conferma la possibilità di una futura riapertura del sito attraverso una copertura trasparente, compatibilmente con risorse e soluzioni tecniche adeguate.
Un altro articolo polemico riguarda la distruzione, avvenuta nel 2005, di cataloghi storico-artistici prodotti dalle amministrazioni comunali dell’epoca, indicata dalla rivista come una perdita per la memoria culturale cittadina. Al centro delle critiche anche l’ipotesi di una riorganizzazione delle Province con un unico ente friulano e Aquileia come capoluogo: una prospettiva contestata dalla testata, che vi legge il rischio di una perdita dell’identità amministrativa goriziana proprio nel momento della ricostituzione della Provincia. Le pagine culturali completano il numero con contributi dedicati alla storia e alla memoria: dal ricordo di Carlo Ginzburg e del mondo dei benandanti al progetto aquileiese dedicato a sciamanesimo, piante e donne di guarigione; dal volume “I secoli di Gorizia” di Antonio Devetag alla tradizione autonomista raccontata da Gianfranco Ellero, fino agli approfondimenti sulla lingua friulana, sul Collio aristocratico e su un racconto ambientato a Capriva durante la Grande Guerra.
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