‘Fine del confine’, la land art unisce Italia e Slovenia: al via il progetto multimediale in quattro parchi tra Trieste, Gorizia e Nova Gorica

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‘Fine del confine’, la land art unisce Italia e Slovenia: al via il progetto multimediale in quattro parchi tra Trieste, Gorizia e Nova Gorica

Di Redazione • Pubblicato il 09 Set 2026
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Sabato 12 settembre l'inaugurazione al Castello di Kromberk con 7 artisti e le opere curatrici di Katarina Brešan. Un percorso tra installazioni naturali, suoni e performance guidato da Casa C.A.V.E. e Goriški muzej.

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Un progetto multimediale e transfrontaliero di land art che coinvolge quattro parchi tra Italia e Slovenia: Adventure Park Trieste – Ceroglie a Duino Aurisina, Parco San Giovanni a Trieste, Parco Basaglia a Gorizia e Parco del Castello di Kromberk a Nova Gorica. Curato da Katarina Brešan, il progetto nasce dalla collaborazione tra L’Energia dei Luoghi – Festival del vento e della pietra, Goriški muzej – Kromberk, Casa C.A.V.E., Gruppo78 – Past Future e M-ArTe – Pianeti Invisibili, con l’obiettivo di riflettere sul concetto di confine e sulla possibilità di superarlo attraverso l’arte contemporanea.

Sabato 12 settembre alle ore 18.30, nel parco del Castello di Kromberk a Nova Gorica, si inaugura l’esposizione con le opere di Manolo Cocho, Alfred de Locatelli, Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz, Fabiola Faidiga, Guillermo Giampietro, Peter Mignozzi e Matej Avbar. Il parco diventa uno spazio fantastico e senza confini, dove opere, immagini e suoni entrano in relazione con il paesaggio naturale, creando nuove esperienze percettive e concettuali. Segni, simboli e geometrie si incontrano nella finitezza del paesaggio per suggerire un possibile superamento dei confini, non soltanto geografici, ma anche tra ragione e follia, vita e morte, veglia e sogno, interno ed esterno.

Il progetto si sviluppa attraverso installazioni nella natura, immagini, fusioni sonore, videoproiezioni e performance. Lara Baracetti, performer e guida fantasmagorica dell’intero percorso, accompagna il pubblico attraverso questa esperienza. Le videoproiezioni sono curate da Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz con il contributo di Max Jurcev, artista visivo, musicista e ingegnere, autore della lingua artificiale MUPLO. “Una riflessione sulla fine dei confini geopolitici – sottolinea Fabiola Faidiga, tra gli ideatori del progetto insieme a Guillermo Giampietro, Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz e Manolo Cocho – ma anche tra ragione e follia, tra vita e morte, tra veglia e sogno, tra esterno e interno. Una fine dell’idea stessa di confine, che coinvolge l’informazione, la fisica, i linguaggi, la cultura e l’arte contemporanea”.

Le opere dialogano con il paesaggio attraverso materiali naturali e riciclati, interventi sul patrimonio esistente e immagini capaci di trasformare la percezione dello spazio. In “Controcorrente”, Peter Mignozzi e Matej Avbar realizzano una gabbia amorfa in bambù che, intrecciandosi con la torretta in pietra, rappresenta il conflitto tra la Natura e ciò che l’uomo ha costruito per dominarla. Alfred de Locatelli presenta “Harpy”, una forma sospesa e fantastica realizzata con materiali riciclati, metafora di un corpo che cerca di liberarsi dalla terra e dal peso dell’esistenza. Con “Brillantezza”, Fabiola Faidiga interviene su rami spezzati con elementi sintetici e lucenti, evocando un impossibile kintsugi della Natura e mettendo in evidenza la distanza tra apparenza e sostanza. Guillermo Giampietro, con “Fine del confine”, propone un’opera che attraversa spazio e tempo attraverso suono, geometria, immagini ed evento, senza riconoscere limiti.

In “Oltre il limite”, Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz trasforma un albero ormai secco dipingendolo di blu: una soglia simbolica tra terra e cielo, dove il confine non divide più ma unisce. Infine, Manolo Cocho, con “Cerchio”, richiama l’idea dell’universo come forma senza inizio né fine, un viaggio continuo nel quale il confine perde la propria funzione. “Fine del confine” diventa così un percorso artistico e sensoriale che attraversa luoghi, linguaggi e culture, invitando il pubblico a guardare oltre ciò che separa e a immaginare uno spazio comune, aperto e senza limiti. 

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