LA VICENDA
Espulso dalla Serbia per ‘rischio sicurezza’ il ricercatore staranzanese esperto di diritti umani Massimo Moratti
Corrispondente del 'think-tank' Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, vive a Belgrado dal 2022 con compagna e figlio. Tra gli appelli, il dem Moretti, «forte preoccupazione per la libertà d’informazione».
È originario di Staranzano. Dal 2022 vive in Serbia, a Belgrado, con la famiglia, da dove continua ad esercitare la sua ventennale collaborazione con il think-tank trentino Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa in qualità di Senior Research Affiliate, autore di corrispondenze ed esperto di diritti umani. Ma lo scorso 4 settembre, si è visto rinnegare dalle autorità del Paese il rinnovo del suo permesso di soggiorno per motivo “inaccettabile rischio per la sicurezza della nazione”, con l’ordine di lasciare il territorio serbo entro 15 giorni e con il divieto di rientrarvi per un anno.
È questa, per riassumerla in poche righe, la spiacevole vicenda che sta colpendo in questi giorni Massimo Moratti. A darne notizia sono lo stesso Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa ed altre testate nazionali ed agenzie stampa fra cui ANSA, Domani e Il Fatto Quotidiano. Sebbene, al momento, le autorità serbe non abbiano reso note ulteriori motivazioni dell’espulsione, l’Osservatorio sostiene che «vi sono fondati motivi per ritenere che il provvedimento di allontanamento sia legato ai diversi ruoli ricoperti da Moratti come difensore dei diritti umani e della libertà dei media, ai suoi reportage per OBCT sulle tensioni sociali e politiche in crescita in Serbia negli ultimi anni, o al suo lavoro all’interno del consorzio Media Freedom Rapid Response».
Moratti aveva già vissuto nella capitale serba tra il 2011 e il 2018, periodo in cui – si apprende sempre dalla comunicazione del think-tank - «ha lavorato in Serbia a diversi progetti UE a sostegno di sfollati, rifugiati e potenziali richiedenti asilo, per poi trasferirsi a Londra e ricoprire la carica di vicedirettore dell’Ufficio regionale europeo di Amnesty International». Il ricercatore si è fatto assistere dal suo legale e il 10 settembre ha presentato ricorso contro la decisione, che lo costringerebbe ad una separazione forzata dalla sua compagna e da suo figlio, ai quali il permesso è stato invece accordato.
Si apprende poi dall’OBCT che questa non è la prima volta in cui nella nazione balcanica si verificano episodi simili: «Negli ultimi due anni si sono verificati diversi casi, documentati nel Rapporto sullo stato di diritto 2025 della Commissione Europea, in cui attivisti della società civile stranieri, giornalisti e difensori dei diritti umani in Serbia si sono visti rifiutare o revocare il permesso di soggiorno, oppure sono stati espulsi con divieto di rientro o respinti in prima battuta, spesso sulla base di motivi altrettanto vaghi di “rischio per la sicurezza"».
La preoccupazione, allora, si configura spontanea nei termini delle libertà di informazione e di ricerca, nonché della possibilità di svolgere attività direttamente legate al tema diritti umani in contesti storicamente e politicamente ancora delicati. In questo senso, il Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige Südtirol ha rivolto un appello alle autorità serbe affinché ritirino il decreto di espulsione e alle autorità diplomatiche italiane – si apprende da ANSA - «affinché tutelino l'attività giornalistica di Massimo Moratti e l'integrità familiare».
«Forte preoccupazione per la vicenda» la esprime anche il consigliere regionale Diego Moretti. «Conosco personalmente da sempre Massimo Moratti e so quanto il suo impegno e il suo lavoro per i diritti umani e la libertà di informazione sia serio e prezioso» scrive in una nota, indicando il ricercatore come una persona che «ha dedicato il proprio lavoro alla conoscenza e alla tutela dei diritti umani nei Balcani».
«In una fase delicata per la Serbia, alla luce della possibile adesione all'Unione Europea, viste le prossime scadenze elettorali interne - evidenzia il dem - la libertà di informazione e la possibilità di svolgere attività di osservazione e difesa dei diritti umani e civili non possono essere considerate una minaccia». «Le autorità serbe chiariscano le ragioni del provvedimento e lo rivedano – conclude - La democrazia ha bisogno di osservatori indipendenti e di voci capaci di porre domande scomode, non di essere allontanate».
Foto balcanicaucaso.org
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