L’EDITORIALE
Editoriale - «La povertà ci interpella». Sì, ma anche le truffe
Richieste di aiuto e persone che si approfittano, non sempre la carità va a buon fine. La riflessione di Salvatore Ferrara.
«La povertà ci interpella»: è un aspetto recentemente sottolineato dall’arcivescovo Giampaolo Dianin alla festa patronale di San Rocco a Gorizia.
«Ci sono tanti modi per non chiudere gli occhi sulle mille necessità dei fratelli, ma parole come “s’arrangino”, “non è un problema mio”, “ci pensi la Caritas” spesso escono anche dalla bocca e dal cuore dei cristiani» ha proseguito il presule in uno dei passaggi centrali della sua omelia.
Tutti possiamo e dobbiamo - come cristiani e non - sentirci interpellati dalla povertà, che oggi ha tanti volti: quello del disagio, della solitudine, della malattia, dell’emarginazione, dell’immigrazione, del bullismo e della violenza. È un richiamo a non restare indifferenti, a riconoscere nelle fragilità che ci circondano una responsabilità che riguarda ciascuno e che non può essere semplicemente delegata ad altri.
Ma proprio per questo è importante distinguere la vera richiesta di aiuto da fenomeni che, dietro l’apparente bisogno, nascondono intenzioni ingannevoli e disoneste.
Le truffe di cui sono stati vittime i parroci di Ronchi e Monfalcone, don Ignazio Sudoso e don Flavio Zanetti, non possono essere ricondotte a richieste dettate da una situazione di carità o di autentica necessità. In questi casi non siamo di fronte a persone fragili che chiedono sostegno, ma a episodi che sfruttano la disponibilità, la fiducia e la sensibilità di chi è abituato ad accogliere e ad aiutare. Questi sacerdoti non hanno mai lasciato la carità fuori dalla porta delle canoniche. Anzi, si adoperano costantemente nel silenzio del loro servizio ministeriale.
Anche questo fenomeno, dunque, merita attenzione. La solidarietà cristiana non significa ingenuità, né può trasformarsi in una porta aperta a chi intende approfittare della buona fede altrui. Al contrario, proprio la tutela delle persone più disponibili e generose come i nostri parroci, deve spingere a segnalare questi episodi e a prenderli sul serio.
Per questo le truffe ai danni dei sacerdoti locali devono essere attentamente valutate dalle autorità competenti e dalle amministrazioni comunali, affinché si possano prevenire ulteriori episodi, individuare eventuali modalità ricorrenti e informare adeguatamente la cittadinanza. La lotta alla povertà e l’attenzione verso chi è nel bisogno richiedono infatti solidarietà, ma anche responsabilità, vigilanza, severità e collaborazione.
Non chiudere gli occhi davanti alla povertà significa tendere la mano a chi ha davvero bisogno. Non chiudere gli occhi davanti alle truffe significa, invece, proteggere quella stessa solidarietà da chi cerca di strumentalizzare e sfruttare la situazione. Sono due atteggiamenti solo apparentemente diversi, ma che possono e devono convivere: un cittadino o un commerciante sono chiamati ad avere un cuore aperto, senza rinunciare al discernimento che si fa invito alla correzione, quando necessario si fa denuncia e richiesta di giustizia per l'interesse collettivo.
Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.
Occhiello
Notizia 1 sezione
Occhiello
Notizia 2 sezione









