Editoriale - In ricordo di Anna Rosa, quando il progresso deve essere opera condivisa

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Editoriale - In ricordo di Anna Rosa, quando il progresso deve essere opera condivisa

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 23 Ago 2026
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Rossana D’Ambrosio riflette sul recente caso che ha visto, a Palermo, una piccola morire di difterite. Tra responsabilità collettiva e personale, un viaggio nell’Italia del XXI secolo dove si muore ancora come a inizio Novecento.

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Aveva tutta la vita davanti, Anna Rosa. Una vita spezzata ad appena quattro anni a causa della difterite. Abitava insieme ai suoi fratelli – non vaccinati - nel quartiere Zen di Palermo. Qui come in altre città d’Italia, pare sia diffusa la credenza popolare che i bambini sviluppano l’autismo per effetto dei vaccini. Per questo i genitori – convinti “no vax” - avevano scelto di non sottoporre la piccola all’esavalente. Nonostante gli studi epidemiologici abbiano escluso ogni legame fra questo disturbo del neurosviluppo e i vaccini somministrati in età infantile, sono purtroppo sempre più numerose le famiglie che si arrogano il diritto di non vaccinare i propri figli, esponendoli all’alto rischio di contrarre malattie dall’esito fatale.

Nel nostro Paese l’esavalente è obbligatorio e viene somministrato a partire dal terzo mese di vita contro difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomielite e altre malattie causate dall’Haemophilus influenzae. Resa obbligatoria dal 1939 - poco prima che l’Italia entrasse nel Secondo conflitto mondiale – la somministrazione del vaccino antidifterico venne interrotta dalla guerra, provocando la recrudescenza della malattia con migliaia di morti. Oggi ai bambini non vaccinati è di norma precluso l’accesso ad asili nido e scuole materne, mentre nel caso di elementari e medie l’obbligo scolastico prevale sull’interdizione, pur affiancandosi a sanzioni amministrative. Un cortocircuito che rassicura i “no vax”, ma rappresenta un’arma a doppio taglio per i figli e il resto della popolazione. Da un lato esponendo i piccoli a infezioni gravi che portano a disabilità o morte, dall’altro contribuendo a diffondere virus e batteri un tempo debellati, affievolendo così l’immunità di gregge.

Quando si indebolisce la protezione indiretta – quella assicurata dalla popolazione immune a una determinata malattia - il patogeno torna a circolare fuori controllo. Aumentando così il rischio di epidemie, come la fiammella nella boscaglia secca acuisce le probabilità che divampi l’incendio e diventi indomabile. È per questo motivo che a ricevere il richiamo del vaccino e una dose di antibiotici è stato lo stesso personale medico-infermieristico entrato in contatto con la bambina. «Vi auguro di non avere a che fare mai con i medici che hanno distrutto la vita di mia figlia e quella di noi genitori», si è sfogata sui social la madre. Mentre i genitori della piccola sono indagati per omicidio colposo, Anna Rosa ha lottato con tutte le sue forze per sopravvivere, attaccata alla macchina per la circolazione extracorporea, fino a spegnersi nella notte fra mercoledì e giovedì. La tossina prodotta dal Corynebacterium diphtheriae aveva danneggiato in maniera irreversibile gli organi e nemmeno un miracolo avrebbe potuto salvarla. In capo al Ventunesimo secolo una bambina è morta di difterite come accadeva fino ai primi del Novecento. Questo spaventoso vuoto legislativo chiede di essere colmato a concreta tutela dei minori. Anna Rosa non c’è più, per ignoranza dei suoi genitori. Che incolpano i medici senza la necessaria capacità di autoanalisi, o forse bruciano di rimorsi tanto grandi da autoassolversi innanzi all’irreparabile.

Se nell’era degli antibiotici ad ampio spettro e delle vaccinazioni di massa la società risponde attraverso la regressione, è necessario interpellare lo Stato e risvegliare le nostre coscienze sopite. Alla disinformazione e all’oscurantismo dei social sarebbe auspicabile contrapporre una campagna informativa spalleggiata dal Ministero della Salute, atta a diffondere notizie corrette nella cittadinanza. Piccole pillole informative a uso della comunità, in cui illustrare l’utilità di un vaccino o di un farmaco e la loro applicazione secondo normative e tempistiche vigenti. Non da ultimo, sarebbe utile interrompere la circolazione delle fake news, evitando di rovesciare sui social frustrazioni o convinzioni infondate. Non ne siamo consapevoli, ma in questo ininterrotto flusso di coscienza (e incoscienza) che è diventata l’informazione, siamo tutti responsabili. Piuttosto che inseguire o retwittare bufale, dovremmo imparare a distinguere l’autenticità del reale dal mondo virtuale. Affinché il progresso non resti un mero messaggio affidato all’intelligenza artificiale, ma si trasformi in un’opera condivisa dall’umanità, come invoca Papa Leone XIV nella sua “Magnifica Humanitas”. Il frutto di una connessione che possa tradursi in relazione autentica, convivenza civile, contrasto alle malattie e rispetto per la vita. Perché la vita di ogni essere vivente è preziosa e va salvaguardata nella sua interezza e integrità. Altrimenti – citando Jonathan Safran Foer - «se niente importa, non c’è niente da salvare». 

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