IL WORKSHOP
«Ecosistemi costieri sempre più vulnerabili», il progetto 'CRADLES' tutela coste e corsi d'acqua
L’Università di Trieste ha presentato i risultati dello studio sul ruolo delle barene lagunari e delle valli da pesca nella conservazione degli habitat e dell’avifauna acquatica tutelati dalla rete Natura 2000 nella laguna di Marano e Grado.
«Creare una collaborazione stretta tra ricerca scientifica, istituzioni e operatori per tutelare la Laguna di Marano e Grado e preservare le attività economiche tradizionali, affrontando insieme le sfide poste dal cambiamento climatico nelle aree costiere dell’Alto Adriatico» è la priorità emersa nel corso del workshop sul progetto europeo ‘CRADLES - Creare aree resilienti per sviluppare cicli biologici e servizi ecosistemici’ organizzato alla Pescheria Vecchia di Marano Lagunare. Il progetto, che vede quale responsabile il direttore del Servizio Caccia e Risorse Ittiche Valter Colussa, è finanziato dal Programma Interreg Ipa Adrion 2021-2027 per promuovere il ripristino e la conservazione di aree nursery negli ambienti umidi costieri e d’acqua dolce e prevede la sinergia tra istituzioni di 7 paesi dell’area Adriatico-Ionica. L’evento è stato promosso dal Servizio Caccia e risorse ittiche della Direzione risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione con il Coastal Group del Dipartimento di Matematica, Informatica e Geoscienze dell’Università di Trieste, coordinato dal professor Giorgio Fontolan.
L’incontro ha permesso lo scambio di conoscenze ed esperienze relative alla conservazione e al ripristino degli ecosistemi lagunari tra soggetti diversi; in particolare, Saverio Fracaros e Stefano Sponza dell’Università di Trieste hanno presentato i risultati dello studio dedicato al ruolo delle barene lagunari e delle valli da pesca nella conservazione degli habitat e dell’avifauna acquatica tutelati dalla rete Natura 2000 nella laguna di Marano e Grado. Con analisi geomorfologiche, sedimentologiche, monitoraggi idrometrici e dati ornitologici è stato possibile comprendere gli effetti dell’innalzamento del livello del mare e delle variazioni idrologiche sugli habitat di nidificazione. Le indagini hanno dimostrato l’importanza di un approccio multidisciplinare, evidenziando come le acque alte e gli eventi meteorologici intensi stiano aumentando la vulnerabilità degli habitat lagunari. Le barene naturali, in particolare, risultano sempre più soggette a erosione e sommersione, con una progressiva riduzione delle superfici emerse disponibili per la nidificazione.
Lo studio ha mostrato, inoltre, come il successo riproduttivo di diverse specie di uccelli acquatici sia strettamente legato alla quota e alla stabilità delle superfici emerse. Molti nidi risultano infatti esposti al rischio di sommersione durante maree eccezionali o eventi di maltempo. Le valli da pesca e i dossi artificiali presenti assumono quindi un ruolo sempre più importante nel garantire aree idonee alla nidificazione, a condizione che vengano mantenuti attraverso una gestione mirata dei livelli idrici e dei sedimenti conseguenti alle ordinarie attività gestionali in valle. Per il partner di progetto Conisma, il consorzio che unisce numerose università italiane impegnate nella ricerca marina e ambientale, sono intervenuti l’Università Ca' Foscari Venezia, con Alice Stocco e Pietro Gorgosalice, e l’Università degli Studi di Palermo, con Salvatrice Vizzini. I primi hanno approfondito il ruolo delle barene come aree di vivaio naturale, di aggregazione e accrescimento per le specie ittiche di pregio e come aree di conoscenza ecologica locale, intesa come integrazione tra la ricerca scientifica sugli ecosistemi costieri e il sapere pratico di chi vive quotidianamente la laguna, come pescatori e operatori locali.
L’Università di Palermo ha poi illustrato i risultati ottenuti attraverso attività di ricerca svolte nella Laguna di Venezia e in aree costiere marine e zone umide di transizione e di acqua dolce di Croazia, Serbia e Grecia dedicate allo studio degli habitat vegetati lagunari e alla loro capacità di sequestrare il cosiddetto “carbonio blu”. Le ricerche mirano ad accrescere conoscenze sul ruolo degli ecosistemi naturali nell’immagazzinamento del carbonio, evidenziando come la tutela ed il ripristino degli habitat lagunari possa contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico e alla conservazione delle aree essenziali per la crescita delle specie ittiche. Analisi analoghe sono state avviate anche nella Laguna di Marano e Grado.
A chiudere il workshop è stato il professor Fontolan, che ha ragionato sulle prospettive future per la gestione delle barene e la conservazione degli ecosistemi lagunari. Nel corso dell’incontro è stata sottolineata la necessità di rafforzare il monitoraggio ambientale e di sostenere anche economicamente i gestori delle valli da pesca, riconoscendone il ruolo fondamentale nella tutela della biodiversità e nella resilienza degli ambienti costieri.
Nella foto, della primavera 2025 alla laguna di Marano, i pali delle reti da posta vengono spesso utilizzati come posatoiRimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.
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