La visita
Dianin incontra la comunità di Perteole. Lenarduzzi: «Parrocchie e Comuni, presìdi di umanità»
Nella chiesa di san Tommaso la prima messa nelle parrocchie per il nuovo arcivescovo. «La sua presenza è un segno di attenzione e di provvidenza».
Prima visita nelle parrocchie per monsignor Giampaolo Dianin, che questa mattina ha celebrato nella chiesa parrocchiale di San Tommaso a Perteole la Santa Messa nella XIX Domenica del Tempo Ordinario. L'arcivescovo di Gorizia ha accolto l'invito dell'amministratore parrocchiale, don Manuel Millo, dando così avvio a un percorso che lo porterà a conoscere da vicino le diverse realtà locali e le comunità cristiane che compongono il territorio diocesano.
La celebrazione di Perteole arriva dopo quella vissuta nella chiesa di Sant'Anna a Gorizia, in occasione della benedizione dei nonni, e rappresenta il primo appuntamento del nuovo arcivescovo direttamente nelle parrocchie. Un incontro che ha assunto così anche il significato di un primo contatto con la comunità, non soltanto attraverso la celebrazione liturgica, ma anche attraverso le realtà associative e civili del territorio.
Nell'omelia, commentando il Vangelo della domenica, monsignor Dianin ha insistito sul rapporto tra Dio e la libertà dell'uomo. «Dio non è come un genitore che fa i compiti al posto nostro – ha spiegato – ma ci guida se noi glielo chiediamo». Un richiamo dunque alla responsabilità personale e alla fiducia, nel quale la fede non viene presentata come una risposta che sostituisce l'uomo, ma come una presenza capace di accompagnarlo nelle scelte e nelle difficoltà.
Particolarmente sentita è stata anche la partecipazione del mondo civile. A rivolgere il saluto istituzionale all'arcivescovo è stato il sindaco di Ruda, Franco Lenarduzzi, che ha definito la presenza di Dianin «un segno di attenzione» e, allo stesso tempo, «un segno di provvidenza».
Il primo cittadino ha richiamato le difficoltà che oggi raggiungono anche le comunità più piccole: dalle conseguenze delle guerre alle fragilità economiche, dal calo demografico al caro vita, fino ai grandi cambiamenti legati al clima e all'intelligenza artificiale. «Arriva in un tempo complesso – ha sottolineato Lenarduzzi – nel quale i piccoli comuni come il nostro si trovano ad affrontare sfide che un tempo sembravano riguardare solo le grandi realtà nazionali e internazionali e che invece oggi ricadono direttamente sulle nostre famiglie, sulle nostre attività, sul quotidiano dei cittadini».
Da qui il riferimento al ruolo che, secondo il sindaco, continuano a svolgere le comunità locali. «I Comuni, e mi sento di dire anche le parrocchie, restano presìdi, i più vicini alle persone: presìdi di umanità, di umanizzazione, luoghi di prossimità, di ascolto, di relazione». Una rete spesso invisibile e non istituzionalizzata, ma che costituisce, secondo Lenarduzzi, «la vera identità di una comunità, fatta di storia, tradizione e valori condivisi».
Il sindaco ha quindi ricordato la particolare articolazione del Comune di Ruda, composto dal capoluogo e da sette località, ciascuna legata alla propria storia e al proprio santo patrono. Un patrimonio costruito nel tempo grazie all'impegno di laici, associazioni e religiosi, comprese le figure che hanno portato il nome delle comunità di Ruda nel mondo attraverso l'attività missionaria e la carità.
Nel corso della mattinata non è mancato uno spazio dedicato ai più giovani. Sono stati proprio loro a invitare monsignor Dianin a visitare il prossimo campo scuola, mentre Barbara Pelos ha portato all'arcivescovo il saluto del consiglio pastorale parrocchiale.
La visita si è conclusa al vicino circolo Acli, dove fedeli, rappresentanti della comunità e arcivescovo hanno condiviso un momento conviviale. Un'occasione informale che ha completato una mattinata pensata non soltanto come celebrazione, ma come primo passo di conoscenza reciproca tra il nuovo pastore della diocesi e una delle comunità che ne compongono il tessuto.
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