la nuova guida
Monsignor Dianin entra a Gorizia: inizia un nuovo cammino della Chiesa goriziana
Oggi l’ingresso solenne del nuovo arcivescovo nella festa dei patroni Ermacora e Fortunato. Una diocesi dalla storia secolare accoglie il successore di Redaelli.
La lapide che accoglie fedeli, visitatori e pellegrini all’ingresso della Chiesa metropolitana, la Cattedrale, di Gorizia già lo dice: il suo nome è stato aggiunto nelle scorse ore. “Johannes Paulus Dianin”, con l’anno di inizio mandato pastorale, il 2026, è ora annoverato tra gli arcivescovi metropoliti di Gorizia. Un titolo che, nei secoli, ha ricordato alla città la propria importanza all’interno dell’Impero, prima, e in Italia, poi, con le varie forme di Stato che si sono succedute.
In episcopio, in quello storico Palazzo Cobenzl di via Arcivescovado, il nuovo stemma fa bella figura di sé e accoglie chi vi passa. Così, oggi, 12 luglio, Solennità dei Santi Ermacora vescovo e Fortunato diacono, la città di Gorizia accoglie dopo qualche mese di attesa il nuovo pastore: questa sera, alle 19, monsignor Giampaolo Dianin farà il suo ingresso ufficiale nella Chiesa goriziana, iniziando il ministero come arcivescovo metropolita e prendendo possesso canonico dell’arcidiocesi.
Una giornata che unisce il rito religioso alla storia di una terra di confine, dove nei secoli la Chiesa ha spesso avuto il compito di tenere insieme popoli, lingue e culture diverse. Sarà proprio la cattedrale dei santi Ilario e Taziano il cuore della celebrazione, con il momento centrale della presa di possesso della cattedra episcopale, simbolo della responsabilità affidata al nuovo arcivescovo mentre alle 16.30 è attesa la liturgia della parola nella Basilica patriarcale di Aquileia. Nella Chiesa Metropolitana sono previsti oltre 20 vescovi dal Triveneto, da Slovenia, Austria e Croazia e un folto numero di sacerdoti.
Dianin, 63 anni, arriva a Gorizia dopo l’esperienza alla guida della diocesi di Chioggia, dove era stato nominato vescovo nel 2021. Sacerdote dal 1987, teologo morale, docente e già rettore del Seminario maggiore di Padova, porta con sé una lunga esperienza nella formazione dei sacerdoti e nella pastorale familiare. Una figura che la diocesi presenta come capace di coniugare attenzione alla tradizione e capacità di leggere i cambiamenti della società.
Il suo arrivo apre un nuovo capitolo per una delle sedi ecclesiastiche più singolari del Nordest. Il titolo di arcivescovo di Gorizia porta con sé una storia molto più antica, legata all’eredità del Patriarcato di Aquileia. La dignità arcivescovile goriziana nasce proprio dalla complessa vicenda che seguì la soppressione del Patriarcato di Aquileia nel 1751. Con la bolla Iniuncta nobis di papa Benedetto XIV del 1752 vennero create due nuove sedi metropolitane: Udine per i territori veneziani e Gorizia per quelli sottoposti agli Asburgo. La nuova arcidiocesi raccolse così una parte importante della tradizione aquileiese, diventando erede di una storia ecclesiale che affondava le radici nei primi secoli del cristianesimo.
Il titolo di arcivescovo di Gorizia conserva quindi il richiamo a una Chiesa nata in un crocevia europeo, chiamata nei secoli a confrontarsi con imperi, confini mobili e trasformazioni politiche. Una peculiarità che ancora oggi distingue la diocesi isontina: piccola per dimensioni, ma grande per il peso storico e culturale della sua identità. E, ancor oggi, l’arcivescovo di Gorizia può fregiarsi del titolo di Principe del Sacro Romano Impero.
Dalla stagione asburgica al Novecento delle guerre mondiali, fino alla divisione del confine e alla nuova dimensione europea del territorio, l’arcidiocesi ha accompagnato una comunità abituata a vivere tra più mondi. Oggi, con il percorso condiviso tra Gorizia e Nova Gorica Capitale europea della cultura, questa vocazione al dialogo torna ad avere un valore particolare.
Monsignor Dianin raccoglie così un’eredità importante dopo quattordici anni di episcopato di monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli. La sua prima giornata da arcivescovo sarà anche il primo incontro con una comunità chiamata ad accogliere una nuova guida, in un momento storico in cui la Chiesa locale è vocata a rinnovare il proprio ruolo in una terra da sempre ponte tra Europa occidentale e centro-orientale.
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