OLTRE I CONFINI
Dall’Ucraina al Friuli, la musica diventa cura per i bambini della guerra
Il coro di Užhorod in tour con SolidaRoad anche a Grado. Tre i concerti per sostenere i minori e accogliere a Lignano una colonia terapeutica.
Il verde di un prato con le panchine in fila, radi passanti tentano di vivere nella normalità. D’improvviso una madre si getta a terra sulla bambina, per proteggerla dai bombardamenti dei droni. Sono le immagini registrate a Sumy il mese scorso, dalle telecamere a circuito chiuso di un parco giochi. Sumy dista oltre mille chilometri dalla città di Užhorod, nell’oblast della Transcarpazia. Qui ha sede il coro diretto da Nataliya Petiy-Potapchuk, pronto a un lungo tour in Friuli Venezia Giulia: grazie al progetto SolidaRoad il gruppo approderà per prima nell’antica Basilica di Sant’Eufemia a Grado, dove alle 20.30 del 13 agosto si esibirà in un concerto di musica liturgica. Una preziosa occasione che getta un ponte fra altre culture e in primis mira ad aiutare i ragazzini ucraini. Perché sono soprattutto loro, che vivono sulla propria pelle il conflitto. Dentro lottano per sopravvivere agli incubi di quella guerra che dal 2022 non conosce tregua e sta evolvendo in una drammatica escalation. Tre serate di “Beyound Borders – Oltre i Confini” a ingresso gratuito, durante le quali sarà però possibile donare un piccolo contributo anche attraverso i totem dedicati. Il provento verrà devoluto ad attività di supporto psicologico, educativo e sociale per i minori che risiedono in Ucraina, oltre che per accogliere la colonia terapeutica in visita a Lignano dopo Ferragosto. Bambini rimasti orfani del loro papà ucciso al fronte, ma anche piccoli con disabilità e quanti vivono in difficoltà economiche. Per loro l’associazione San Luigi Scrosoppi di Udine si è attivata in collaborazione con i coristi, per regalare ai piccoli qualche giorno di serenità al mare. «Alcuni hanno perso il padre a causa dell’invasione su larga scala da parte della Russia», spiega il direttore Emmanuel Olivier, anche ideatore del progetto.
«Altri appartengono a nuclei familiari numerosi e hanno difficoltà economiche, in quanto nel proprio Paese la remunerazione è molto più bassa che da noi. Poi ci sono bambini disabili, che potranno godere dei benefici del mare condividendo le attività con gli altri. L’intenzione è creare un legame con la sanità italiana, cosa già messa in atto lo scorso anno, per offrire visite specialistiche e al contempo godere dell’elioterapia». In fondo, a dirla tutta, l’arma vincente contro la guerra è la musica e la generosità verso i meno fortunati. «Il nostro obiettivo – prosegue – è accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita», rafforzandone il legame con il territorio e promuovendo valori di pace. «Al termine del periodo i bambini della colonia rientreranno in Ucraina – rimarca – in quanto l’Italia rappresenta soltanto un momento di riposo e svago. Il periodo selezionato varia in relazione ai traumi che hanno vissuto». Se per noi fuochi d’artificio e Frecce Tricolori simboleggiano gioia e amor di patria, per i bambini ucraini il boato degli aerei e lo scoppio dei fuochi di Ferragosto riapre profonde cicatrici interiori. Richiamando a mente la tragedia dei missili, droni kamikaze, sirene antiaeree o raffiche di mitra: «Li facciamo venire dopo Ferragosto – precisa – per evitargli il frastuono dei fuochi e il rombo delle Frecce, che in loro evoca brutti sentimenti. Quest’anno arriveranno il diciassette».
Giornate in spiaggia scandite da ascolto, presenza educativa ed esperienze condivise, ma anche momenti di socializzazione e serenità. «Cerchiamo di proporre progetti con il sostegno della regione – specifica – che possano avere una ricaduta soprattutto sul territorio ucraino». Fra questi, l’attivazione di un centro diurno nella stessa Transcarpazia, che possa rappresentare un faro per i giovani, sostegno indispensabile in questo lungo periodo di smarrimento. «Per ricostruire – riflette – tutti quei piccoli pezzi che sono andati persi a causa del conflitto. Perché alla fine sono quattro anni che vivono calibrandosi al suono delle sirene: sono molto stanchi. Sembra una sciocchezza – osserva - ma questi dieci giorni saranno per loro una ricchezza incommensurabile. Finalmente avranno la possibilità di vivere una giornata senza l’ansia che una sirena suoni. Senza la preoccupazione di alzarsi e mettersi in salvo in uno scantinato, come accade più volte nell’arco della giornata. Noi non ce ne rendiamo conto finché non ci ritroviamo nella stessa situazione». L’intuizione di coinvolgere il coro nasce nel 2025 e finalmente sta per sbocciare nei tre concerti, l’ultimo dei quali di musica folkloristica: «Li incontrai a dicembre dello scorso anno – racconta – e lì ho avuto l’idea di cooperare. Il coro mostra grande sensibilità e già in patria ha organizzato eventi per sostenere una casa in grado di accogliere i profughi di Charkiv.
La macchina organizzativa è stata però particolarmente articolata – ammette – in quanto il gruppo comprende una cinquantina di persone». Il nucleo fondante di SolidaRoad prese il via già nell’aprile del 2022 durante una prima missione a Chisnau. Da questi si consolidarono percorsi in collaborazione con il Coordinamento Nazionale delle Comunità per Minori, la Congregazione delle Suore della Provvidenza, EMDR Italia, Dinsi Une Man, Cavalieri delle Nubi e altri partner ucraini. Tre concerti sostenuti dall’associazione friulana con il patrocinio del CNCM e dei tre comuni coinvolti, durante i quali sarà possibile inquadrare il qr code sui totem per ottenere informazioni e, per chi lo desidera, contribuire alle attività con un’offerta. «Tutti parliamo di ricostruzione – aggiunge - che è importante. La parte Est dell’Ucraina è stata completamente distrutta, così come l’Ovest, dove sorgono le grandi città di Kiev o Leopoli. Ma ritengo sia necessario porre l’attenzione anche sulla ricostruzione e la cura delle persone, che in questi anni hanno subito profondi traumi». Cicatrici che dilaniano l’anima e solo un team di psicologi ed esperti può lenire. Ferite invisibili di un conflitto che finora ha cancellato quasi due generazioni: «Nella fascia compresa fra 25 e 60 anni ci sono stati quasi 450mila morti. Per questo - conclude – è fondamentale prendersi cura dei bambini di adesso, che saranno gli uomini del domani».
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