L'ingresso
Da Aquileia prende il via il ministero dell'arcivescovo Dianin: «Da qui è partito il primo annuncio del Vangelo»
Nella basilica patriarcale il primo atto dell'ingresso del nuovo arcivescovo di Gorizia. Il saluto di Redaelli e l'omelia sul motto episcopale, «Come Cristo ha amato la Chiesa».
Comincia dalla Basilica Patriarcale di Aquileia il ministero pastorale di monsignor Giampaolo Dianin come nuovo arcivescovo metropolita di Gorizia. Alle 16.30, nella solennità dei santi Ermacora e Fortunato, patroni dell'antica Chiesa aquileiese, di Aquileia, dell'Arcidiocesi di Gorizia (e di quella sorella di Udine) oltre che della Regione, si è svolta la liturgia della Parola che ha preceduto la presa di possesso canonica dell'Arcidiocesi, prevista alle 19 nella cattedrale metropolitana di Gorizia. Il programma della giornata ha voluto legare, come da tradizione, l'inizio del nuovo episcopato alle radici apostoliche della Chiesa aquileiese, da cui discende direttamente l'Arcidiocesi di Gorizia.
Ad accogliere il nuovo pastore è stato l'amministratore apostolico, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, che ha rivolto un saluto ricco di riferimenti alla storia e all'identità della Chiesa di Aquileia. «Con grande gioia ti accogliamo in questa basilica, splendida testimonianza della fede di chi nei primi secoli della storia cristiana qui ha ascoltata e fatta propria la parola del Vangelo», ha esordito, ricordando come proprio da questo luogo sia partita l'evangelizzazione del Nord Est e dei territori oltre le Alpi.
Redaelli ha richiamato il legame della tradizione aquileiese con san Marco evangelista e con san Pietro, sottolineando come «la Chiesa di Aquileia, tramite Ermacora, ha un fondamento apostolico ed evangelico». Un'eredità che oggi passa alla Chiesa di Gorizia, chiamata a custodire «il dono e la grande responsabilità di continuare il legame con il Vangelo nella comunione con Pietro e tutte le Chiese del mondo». Al termine del suo intervento ha affidato il nuovo arcivescovo all'intercessione dei patroni Ermacora e Fortunato, augurandogli «una impegnativa e gioiosa testimonianza evangelica».
Il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, ha dato il benvenuto al nuovo arcivescovo assieme agli omologhi di Grado e di Romans d'Isonzo, definendo la Basilica Patriarcale «casa viva della nostra memoria, della nostra identità e della nostra speranza». Ha sottolineato il valore simbolico della presenza di monsignor Dianin nel giorno della festa dei santi Ermacora e Fortunato, occasione in cui la comunità rinnova il proprio legame con le radici cristiane del territorio. «Aquileia è una città unica – ha affermato – che custodisce con umiltà e orgoglio un'eredità che va ben oltre i propri confini geografici. Qui la memoria non è celebrazione del passato, ma responsabilità verso il presente e il futuro».
Zorino ha quindi evidenziato il significato della presenza, accanto al nuovo arcivescovo, dei sindaci di Fiumicello Villa Vicentina, Grado e degli altri Comuni dell'Agro aquileiese, definendola «segno concreto di una comunità più ampia» unita dalla comune appartenenza alla tradizione della Chiesa madre di Aquileia. Richiamando la testimonianza dei martiri Ermacora e Fortunato, il primo cittadino ha ricordato come «la memoria dei martiri ci richiama all'essenziale: alla fedeltà, alla speranza e alla responsabilità verso gli altri», sottolineando il ruolo della città come luogo in cui fede, patrimonio culturale e memoria continuano a dialogare con il presente.
Nel concludere il suo intervento, prima di consegnare l'obolo della città, il sindaco ha ribadito la disponibilità dell'amministrazione comunale a proseguire la collaborazione con la Chiesa e con le istituzioni del territorio per valorizzare il patrimonio storico e spirituale di Aquileia. Rivolgendosi direttamente a Dianin, gli ha augurato un ministero «vicino alle persone, attento ai bisogni concreti, capace di ascolto e di dialogo», assicurandogli che «ad Aquileia troverà sempre una città accogliente, consapevole del proprio passato e impegnata a costruire il futuro con responsabilità e orgoglio».
Nell'omelia, Dianin ha spiegato la scelta di iniziare proprio da Aquileia. «Non poteva non iniziare da qui il mio ministero a Gorizia, in questo luogo che incarna la storia cristiana, ma anche civile, di queste terre; da qui è partito il primo annuncio del Vangelo». Un pensiero è stato rivolto anche al predecessore: «Da questo luogo elevo al Signore una preghiera di ringraziamento per il ministero del vescovo Carlo».
Il nuovo arcivescovo ha poi presentato il significato del proprio motto episcopale, "Come anche Cristo ha amato la Chiesa", tratto dalla Lettera agli Efesini, ripercorrendo il suo lungo servizio nella pastorale familiare e nell'insegnamento della teologia morale. Più che un curriculum, ha spiegato, quel motto racconta «il cammino interiore e spirituale che il Signore mi ha donato di percorrere in questi anni».
Il cuore dell'omelia è stato il riferimento all'amore sponsale come immagine del ministero pastorale. Per Dianin, il vescovo è chiamato a vivere il proprio servizio come dono totale di sé, sull'esempio di Cristo. Da qui una delle frasi più significative del suo primo intervento alla Chiesa goriziana: «Oggi mi presento a voi anzitutto con questo verbo: mi sento liberamente e amorevolmente sottomesso a questa Chiesa, alla sua storia e alla sua identità. Questa Chiesa viene prima di me, il mio tempo e le mie energie sono per voi».
Il nuovo arcivescovo ha quindi delineato il programma spirituale del suo episcopato, indicando nell'amore pastorale la misura del servizio. «Dio mi affida voi, cari presbiteri e diaconi, e voi, cari fratelli e sorelle, e a me è chiesto di amarvi e servirvi, di essere sottomesso al vostro bene, di mettervi al centro come priorità della mia vita e di ogni mia giornata». Un impegno che ha definito come una vocazione a «dare la vita» per il popolo affidato.
L'omelia si è conclusa con uno sguardo realistico alle difficoltà del tempo presente, ma anche con una nota di speranza. «So bene che la vita, il matrimonio, le nostre famiglie, la vita dei preti e anche di un vescovo, il cammino di una diocesi, sono abitati da mille fatiche», ha riconosciuto Dianin. «Ma io oggi sento ancora l'entusiasmo di chi non si arrende né si rassegna di fronte alle fatiche, ma continua a credere che in Cristo tutto è sempre possibile e che nella vita cristiana i sogni non sono ideali irrealizzabili, ma solo pianticelle che crescono lentamente». Quindi, monsignor Dianin ha visitato la Cripta che custodisce le reliquie dei santi martiri aquileiesi per un momento di preghiera prima di proseguire.
La celebrazione di Aquileia ha rappresentato così il primo momento pubblico dell'ingresso del nuovo arcivescovo, prima del solenne rito di presa di possesso canonica della sede metropolitana nella cattedrale dei Santi Ilario e Taziano di Gorizia, dove in serata inizierà ufficialmente il suo ministero pastorale alla guida dell'Arcidiocesi.
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