L'INTERVENTO
Chirurgia della vescica a Trieste, Moretti: «A Gorizia più interventi annui della soglia minima»
Il capogruppo regionale Pd sulla scelta regionale, «non vamno desertificati gli ospedali spoke». A Trieste entro fine anno anche le operazioni per tumore al retto.
«Sono confermati gli allarmi a suo tempo lanciati da diversi professionisti degli ospedali minori di Gorizia-Monfalcone, di Latisana e di Tolmezzo rispetto al fatto che, nonostante le soglie minime di legge erano superate, alcune attività chirurgiche oncologiche saranno concentrate negli ospedali hub». Comincia così una nota di Diego Moretti, consigliere regionale per il Partito Democratico, sul tema della riorganizzazione oncologica regionale. Argomento tornato al centro della discussione politica goriziana, poiché - come lo stesso esponente dem ha appreso tramite un'interrogazione lo scorso 29 ottobre - tra le prossime "razionalizzazioni" è previsto anche il trasferimento della chirurgia oncologica alla vescica dall'ospedale cittadino San Giovanni di Dio al polo triestino di Cattinara.
«Per l’isontino, la risposta dell’assessore Riccardi ha confermato che entro il 31 dicembre 2027 la chirurgia del tumore della vescica, pur superando la soglia annua dei 20 interventi/anno ed essendo per ASUGI un’attività che attrae pazienti da fuori regione, sarà tolta da Gorizia» riporta Moretti. Per la chirurgia del colon è prevista la concentrazione su Monfalcone, dove «nel 2024 di fatto gli interventi sono stati prevalentemente svolti», mentre «le linee guida per Asugi prevedono anche gli interventi chirurgici per il tumore al retto (attualmente svolti a Gorizia, ndr) saranno concentrati su Cattinara entro la fine del 2026».
Il capogruppo del Pd regionale rimarca allora la questione fondamentale: «Nel caso di Gorizia, se l’assessore Riccardi - correttamente - parla di chirurgia oncologica che non può essere oggetto di divisione tra territori perché, laddove la soglia di legge viene superata, si vuole ugualmente eliminare attività chirurgica sul territorio?».
Una domanda «non banale», puntualizza, poichè il «compito della politica è decidere per la sicurezza del cittadino, ma anche quello di non svuotare il territorio e chi già svolge attività attrattiva». La criticità principale del Piano, secondo Moretti, non risiede «nella centralizzazione degli interventi chirurgici nei centri hub in quanto tale, quanto piuttosto nelle conseguenze che tale centralizzazione produce sull'intero sistema ospedaliero, conseguenze che non sono state affrontate in modo armonico e parallelo alla definizione del Piano stesso».
Il Piano oncologico regionale deliberato nel 2025, ricorda poi Moretti, ha fatto emergere di recente alcune «tensioni» all'interno della maggioranza regionale. Ma il vero rischio di porre «sotto forte stress il Sistema sanitario regionale» starebbe nella «mancata esplicitazione del metodo, degli indicatori clinici e organizzativi e dei criteri di valutazione su cui si fonderanno le scelte relative alle funzioni attribuibili agli ospedali spoke e in qualche caso anche agli ospedali hub, unita a una evidente distonia temporale tra la centralizzazione della chirurgia oncologica e la riorganizzazione complessiva della rete».
Il consigliere dem vede come possibile soluzione l'istituzione di «dipartimenti chirurgici aziendali unici», che a suo avviso rappresenterebbero «il vero strumento capace di coniugare evidenza clinica ed evidenza manageriale». Una soluzione, approfondisce Moretti, che consentirebbe «la circolarità dei professionisti, la gestione condivisa delle casistiche, l'omogeneità dei percorsi di cura, la crescita professionale, l'innovazione organizzativa» e la tutela dell'operatività degli ospedali spoke, "salvandoli" così da processi di «desertificazione funzionale».
Ma vi è un altro primo passo che l'intero gruppo consiliare del Partito Democratico ritiene infine «indispensabile e urgente»: «L'assessore alla Salute e il presidente della Regione riferiscano nella sede istituzionale, in particolare in III Commissione Salute, sulla revisione complessiva della rete ospedaliera e sul futuro degli ospedali spoke, esplicitando con chiarezza il metodo, gli indicatori organizzativi e clinici e i criteri decisionali che guideranno tali scelte».
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