IL FATTO
Cellulari sequestrati e sostituiti all'ingresso del Cpr di Gradisca, il Collettivo 'No ai Cpr': «Violata la normativa sull'immigrazione»
La denuncia pubblica della situazione. La Questura rassicura, «diritti e comunicazione con l'esterno garantiti, e tutela per agenti».
«Un fatto gravissimo che rischia di cancellare ogni possibilità di testimonianza dall’interno del Cpr di Gradisca d’Isonzo». È la denuncia del collettivo “Mai più lager - No ai Cpr”, che nelle ultime ore ha reso pubblico quanto, a suo dire, starebbe accadendo da alcune settimane all’interno del centro di permanenza per i rimpatri isontino.
Secondo quanto riferito dal collettivo, alle persone che fanno ingresso nella struttura verrebbero sistematicamente sottratti gli smartphone personali. In sostituzione, solo a chi dispone di una cauzione di 80 euro verrebbero consegnati telefoni cellulari privi di videocamera, ma dotati di applicazioni di messaggistica. Per chi invece chiede di mantenere il proprio dispositivo, sempre secondo la denuncia, il personale del centro renderebbe inutilizzabile la videocamera.
Una prassi che, afferma l’associazione, avrebbe conseguenze rilevanti sul piano dei diritti. La sottrazione degli smartphone impedirebbe infatti ai detenuti di trasmettere ai propri legali documenti utili alla difesa e di inviare all’esterno immagini e video, anche a familiari, attivisti e organi di informazione, materiali che in passato hanno documentato episodi di autolesionismo, presunto abbandono sanitario e violenze all’interno del Cpr.
«Si tratta di un ulteriore arretramento delle garanzie, che va nella direzione di una completa opacizzazione del sistema dei Cpr», sostiene il collettivo, ricordando come Gradisca, insieme a Milano, sia stata finora una delle poche strutture da cui è stato possibile far emergere testimonianze dirette. Una “finestra” che ora, secondo la denuncia resa pubblica anche con la pubblicazione integrale sui social, sarebbe stata chiusa. Il riferimento è anche al gestore della struttura, Ekene, «sul cui curriculum dal 2019 pesano 4 morti, tutti a Gradisca».
Il collettivo collega quanto accaduto anche al più ampio contesto delle politiche europee in materia di migrazione e asilo, parlando di un momento in cui sarebbe in corso un progetto di ampliamento della detenzione amministrativa, anche attraverso accordi con “paesi terzi”. In questo scenario, la limitazione delle comunicazioni dall’interno dei centri assumerebbe, secondo l’associazione, un significato particolarmente allarmante.
La vicenda sarebbe già stata segnalata a diverse autorità competenti, compresi i garanti dei detenuti, anche a livello nazionale. Il collettivo richiama inoltre l’articolo 14 del Testo unico sull’immigrazione, che tutela la libertà di comunicazione telefonica con l’esterno, sottolineando come l’impossibilità di accedere a immagini, contatti e documenti presenti sui telefoni personali configurerebbe una violazione della normativa.
In questa complessa questione, nella quale la gestione interna è affidata dalla Prefettura di Gorizia alla cooperativa Ekene, il mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza è in mano alla Questura. Proprio il questore, Luigi Di Ruscio, fa presente come «la comunicazione con legali e con le famiglie è garantita tramite appositi telefoni speciali che non possono registrare con la fotocamera. Questo perché il racconto è spesso uscito distorto con video tagliati e non corrispondenti alla realtà dei fatti».
Una questione di «sicurezza», dunque, sia per gli ospiti che per gli stessi agenti che vi lavorano: «All’interno dei luoghi comuni ci sono le telecamere, non servono anche i telefoni. E per parlare con i propri legali la cooperativa è a disposizione anche per spedire email e fax a qualsiasi ora. Non vi sono estremi per polemiche».
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