LA VICENDA GIUDIZIARIA
'Caso Nina', il processo riparte: una nuova udienza al Tribunale di Gorizia
Dopo il rinvio per un vizio formale, il procedimento entra nuovamente in aula. Associazioni animaliste pronte a costituirsi parte civile. C'è incertezza sul futuro della cagnolina. La Procura respinge le richieste di verifica della Regione.
In vista della nuova udienza fissata per martedì 15 luglio alle 9, anche se a porte chiuse, il caso della cagnolina Nina torna davanti al Tribunale di Gorizia dopo il rinvio disposto nella precedente comparizione per un vizio formale. La vicenda nasce dal sequestro dell'animale nel dicembre 2024 e si è trasformata in uno dei casi giudiziari e mediatici più dibattuti del territorio. Tutto ha origine il 3 dicembre 2024, quando Nina viene sequestrata a una famiglia di Cormons. Gli accertamenti delle autorità sanitarie e forestali avrebbero riscontrato condizioni di grave denutrizione, presunti maltrattamenti e l'assenza del microchip obbligatorio. L'animale viene quindi sottratto ai detentori e affidato inizialmente a una coppia di Gorizia, che ne segue il recupero fisico e comportamentale. Durante questo periodo la cagnolina viene anche identificata con microchip intestato agli affidatari, elemento che diventerà uno dei punti centrali del successivo contenzioso.
Successivamente la famiglia originaria ottiene il dissequestro dell'animale. Parallelamente il sindaco di Cormons emette un provvedimento che vieta loro la detenzione di animali, ma tale misura viene in seguito annullata dal Tribunale amministrativo regionale. La vicenda si intreccia così con diversi procedimenti giudiziari e amministrativi, coinvolgendo anche gli affidatari e altri soggetti che hanno gestito Nina dopo il sequestro. Nel corso del 2025 e dell'inizio del 2026 la cagnolina viene trasferita più volte tra affidamenti e strutture. Dopo ulteriori sequestri e dissequestri, la Procura dispone la restituzione dell'animale ai precedenti detentori, scelta che provoca una forte mobilitazione di associazioni animaliste e cittadini. A febbraio oltre 300 persone sfilano a Gorizia chiedendo che Nina venga restituita agli affidatari, mentre ad aprile un secondo corteo porta centinaia di manifestanti a Cormons con il sostegno di decine di associazioni.
L'ultima udienza, celebrata il 15 aprile, non entrò nel merito delle accuse. Il giudice accolse infatti l'eccezione sollevata dalla difesa degli imputati, rilevando la nullità del decreto di citazione a giudizio perché mancava l'avviso relativo alla facoltà degli imputati di nominare un difensore di fiducia. Per questo motivo gli atti furono restituiti al Pubblico ministero affinché procedesse a una nuova notificazione. Di conseguenza il procedimento venne rinviato e Nina rimase nel frattempo presso gli attuali detentori di Cormons.
A quell'udienza erano presenti anche i rappresentanti legali della Lega Nazionale Difesa del Cane, della Lega Antivivisezione e degli Animalisti Italiani, che avevano manifestato l'intenzione di costituirsi parte civile ed erano presenti con gli avvocati Michele Pezone, Maddalena Bosio e Roberto Arduini per Francesca Patanella. L'obiettivo era anche quello di tentare di rimettere in discussione il riaffido della cagnolina e sostenere il ritorno dell'animale agli affidatari che l'avevano accudita dopo il sequestro. La nuova udienza del 15 luglio servirà dunque a riavviare il procedimento dopo la rinnovazione delle notifiche, consentendo finalmente al Tribunale di affrontare il processo nel merito delle contestazioni mosse agli imputati.
Per Sheila Canadzich, presidente dell’associazione “Amore animale”, vi è l’obiettivo di «chiedere che se i primi affidatari cormonesi dovessero richiedere misure alternative come la messa in prova queste siano subordinate alla rinuncia degli animali. Ci è giunta voce che ambienti regionali abbiano chiesto alla Procura di poter verificare lo stato di salute dell’animale. Vorremmo capire come sta Nina, anche se in questo momento è difficile». E mentre è confermata la presenza per mercoledì dei legali dei sodalizi già menzionati nel precedente paragrafo, è Canadzich a ribadire la necessità di «non far cadere questa storia nel dimenticatoio».
Contattato dalla nostra redazione, l'avvocato di "Amore Animale", Luca Gamberoni parla di un'udienza analoga alla scorsa. «Si deciderà quale strada vorranno prendere gli imputati» dichiara il legale il quale comunica che nei giorni scorsi, la Regione Fvg ha chiesto di verificare le condizioni di salute del cane ma pare che la Procura di Gorizia non abbia autorizzato questa verifica.
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