IL CONVEGNO
La Camera di Commercio guarda ai cinquant’anni del Fondo Gorizia: «Pilastro di stabilità per il territorio»
Passati in rassegna, attraverso lo studio di Isig, le trasformazioni e le positive ricadute su imprese e sviluppo nel Goriziano. Il presidente Paoletti, «verso la riqualifica della Zona Franca nei prossimi anni».
Si è svolto nel pomeriggio di ieri 13 febbraio, nella sala Verdi di Palazzo de Bassa a Gorizia, il convegno dedicato ai cinquant’anni del Fondo Gorizia. Promosso dalla Camera di Commercio Venezia Giulia in collaborazione con l’Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, l’incontro ha offerto un’occasione di approfondimento e confronto tra istituzioni, rappresentanti del sistema economico e della comunità locale sul valore del Fondo, sulla sua evoluzione e sul legame costruito nel tempo con il tessuto produttivo goriziano.
Sono intervenuti in apertura all'evento l’assessore al patrimonio della Regione Friuli Venezia Giulia Sebastiano Callari, l’assessore del Comune di Gorizia Luca Cagliari, la senatrice Francesca Tubetti e l’europarlamentare Anna Cisint. Numerosi, tra il pubblico, gli amministratori pubblici del territorio, gli imprenditori e i rappresentanti delle associazioni di categoria.
Il convegno è stato moderato dal direttore dell’Isig Daniele Del Bianco. Proprio l’istituto di sociologia goriziano ha curato la pubblicazione dedicata al Fondo, presentata per l’occasione ieri: un volume che ripercorre mezzo secolo di storia e propone un’analisi del suo impatto economico sullo sviluppo del territorio attraverso tre casi studio di realtà che hanno beneficiato dei suoi strumenti: Domini Legnami, Comune di Romans d’Isonzo e Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia.
Istituito nel 1975 dalla Camera di Commercio, nei suoi primi anni d’attività il Fondo Gorizia ha contribuito alla riconversione industriale, al rafforzamento delle piccole e medie imprese e alla nascita di nuove attività, consolidando il ruolo di collegamento tra istituzioni e sistema produttivo. A partire dagli anni Novanta il Fondo si è progressivamente adattato alle trasformazioni economiche e all’integrazione europea con l’inclusione nella sua missione di ambiti quali sostenibilità, qualità ambientale, formazione e coesione sociale, adattandosi alle trasformazioni economiche e all’integrazione europea.
«In un frangente storico segnato da forti crisi globali e incertezza, il Fondo ha rappresentato un pilastro di stabilità – sono state le parole di Antonio Paoletti, presidente della Camera di Commercio Venezia Giulia - con un’erogazione complessiva di 375 milioni di euro in 25 anni, ha sostenuto imprese, enti pubblici e terzo settore, favorendo formazione, occupazione, ricerca e sostenibilità ambientale e rafforzando coesione e stabilità del territorio». Dal 1999 al 2024, infatti, il Fondo Gorizia ha generato benefici netti per oltre 1,3 miliardi di euro, pari a 476 euro annui per cittadino.
Il Fondo Gorizia ha anche mantenuto la sua vocazione di laboratorio istituzionale, capace di rispondere alle più recenti fasi di crisi come la pandemia dando ossigeno alle microimprese, e di “scudo” contro le instabilità dei mercati internazionali e la dipendenza dalle materie prime estere. Nel periodo della crisi più nera, tra il 2009 e il 2016, ha infatti generato un beneficio economico netto di 411,4 milioni di euro in termini di valore aggiunto ed un costo di intervento complessivo di 35 milioni: in questo modo si è ottenuto un vantaggio economico in 8 anni del 1.174,3%.
«Dal 2017 al 2024 il Fondo Gorizia ha attivato quasi 41 milioni di euro in sovvenzioni e prestiti, generando oltre 60 milioni di investimenti indotti - ha rilevato la presidente dell’Isig Michela Cecotti nel presentare i dati della ricerca - gli interventi hanno sostenuto imprese, enti pubblici e realtà sociali, con un beneficio netto del 43% rispetto al capitale impiegato. Impatti positivi non solo economici, ma anche su formazione, occupazione, innovazione e ambiente».
Sono stati passati dunque in rassegna alcuni tra i principali risultati delle trasformazioni promosse attraverso il Fondo. In primis l’ingresso dell’Isontino nelle rotte del commercio europeo attraverso l’integrazione del Porto di Monfalcone con Trieste; ma anche il rafforzamento di zone industriali locali come quelle di Staranzano e Romans d’Isonzo. Di grande impatto anche la “rivoluzione” tecnica nel settore agricolo, con il passaggio – realizzato insieme al Consorzio di Bonifica – dall’irrigazione a scorrimento a quella a pressione: una scelta che ha intercettato con molti anni d’anticipo l’attuale problema della scarsità idrica. Evidenziate poi la “scommessa” sui giovani con il recupero dell’ex Seminario Minore e di Palazzo de Bassa a Gorizia per realizzare il polo universitario del capoluogo, la valorizzazione del patrimonio enologico e il rilancio della Fondazione Villa Russiz di concerto con la Regione.
Le politiche di sostegno a cui il Fondo punterà nei prossimi anni saranno orientate alla sostenibilità e all'economia circolare, nell'ottica di integrare realtà economiche e non-profit per rafforzare l'identità e l'attrattività della Venezia Giulia. «Il Fondo Gorizia sarà il promotore di un'economia che non spreca nulla con una “governance anticipante” per agire come guida strategica per preparare il territorio isontino alle discontinuità del mercato e ai cambiamenti climatici e tecnologici – ha anticipato Paoletti, in conclusione al convegno - nei prossimi anni, l’obiettivo sarà anche quello di riqualificare la Zona Franca: sebbene tale area preveda contingenti ancora in uso, essa può essere ulteriormente valorizzata attraverso nuovi stanziamenti che rispondano concretamente alle necessità aziendali. La Camera di Commercio intende confermare la validità di questo strumento a supporto dell'industria locale, con particolare riferimento alla Tabella B, puntando a implementarla con nuovi prodotti importabili da Paesi extra-Ue in regime agevolato».
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