IL SALUTO ALL'ISOLA
Benedizione degli elmi e ammainabandiera, così Grado saluta il 25esimo Raduno
Monsignor Nutarelli, «comunità viva quando qualcuno è disposto a dire ‘Ci sono’». Il rito fuori da Sant'Eufemia dopo il corteo.
Fasci di sole spiovono dalle vetrate della Basilica di Sant’Eufemia, dopo le lunghe giornate di pioggia. Quasi a ricordarci che Gesù non è mai assente, «non sparisce», come ha riflettuto don Paolo Nutarelli durante l’omelia di questa domenica. Si è svolta nella mattinata di oggi – 17 maggio – la benedizione degli elmi dei Vigili del Fuoco a coronamento del 25esimo Raduno Internazionale, inaugurato ufficialmente giovedì. Cuore della celebrazione liturgica è stata la messa in latino intercalata a traduzioni in tedesco e inglese e ai canti della corale di Santa Cecilia, seguita dalla benedizione finale innanzi al Duomo. Una messa in onore dei pompieri pienamente in linea con il Vangelo secondo Matteo, in cui il Signore chiese di fare «discepoli tutti i popoli» e rassicurò di restare nell’umanità «fino alla fine del mondo». La festa cade in quest’Ascensione a 40 giorni dalla Pasqua che è quel «fondamento del nostro essere cristiani», ribadisce il sacerdote. «L’Ascensione – introduce - non è il giorno dell’assenza di Dio. È il giorno di una presenza nuova», attraverso cui Gesù «cambia modo di esserci». Presentandosi sotto la vocazione del dedicarsi agli altri, la medesima di chi combatte gli incendi. «Oggi – prosegue il presule – abbiamo anche la gioia della presenza dei Vigili del Fuoco, qui riuniti da tanti luoghi diversi. E forse non è casuale. Perché il pompiere ci ricorda qualcosa di profondamente evangelico: ci sono persone che, mentre tanti scappano, scelgono di entrare. Entrano nel pericolo, nel fuoco, nella paura degli altri. E lo fanno spesso in silenzio, senza cercare applausi, semplicemente perché qualcuno ha bisogno. È una forma concreta di servizio, e il servizio – lo sappiamo – è una delle parole più belle del Vangelo».
Un’autentica missione che ripercorre il senso dell’umanità, divenendo percorso spirituale in seno alla comunità, fino a proiettarsi fra terra e cielo come ieri hanno dimostrato i volontari di Dosoledo. In un periodo storico in cui – citando Ezio Mauro dalle colonne di Repubblica - la politica viene «ridotta a incantesimo» e il destino delle masse appare fra le mani di imperialisti, quanti prestano soccorso dagli incendi scelgono lo spirito del sacrificio spingendosi controcorrente. «Viviamo in un tempo in cui spesso si pensa prima a se stessi – sottolinea don Nutarelli -, al proprio interesse, alla propria comodità. Il pompiere invece ci ricorda che una comunità vive quando qualcuno è disposto a dire: “Ci sono”. Anche quando costa fatica, tempo, rischio, sonno perso, famiglia lasciata a casa per un’emergenza improvvisa». Segno tangibile di questa fedeltà sono i caschi dei vigili deposti innanzi all’altare, simbolo di quella stessa abnegazione che guidò le squadre impegnate a salvare vite durante gli attacchi alle Torri Gemelle del 2001, perdendo la vita in più di trecento. «Il casco, la divisa, i mezzi che vediamo – chiosa – non sono soltanto strumenti di lavoro: diventano quasi il segno di una vocazione al servizio, di una presenza che rassicura, di qualcuno che arriva quando gli altri hanno paura».
Ricordando l’insediamento dell’arcivescovo Giampaolo Dianin – previsto per il 12 luglio – con l’auspicio che possa far fiorire «il dialogo e la fraternità fra le lingue, i popoli e le religioni», lascia infine che il referente Renato Chittaro legga la preghiera dei Vigili del Fuoco per Santa Barbara. La cerimonia si è quindi spostata nella piazza assolata all’esterno della basilica, dove il presule ha benedetto gli elmetti in richiamo «alla prudenza e responsabilità», affinché i vigili «siano custoditi nel servizio e sempre sostenuti nella dedizione verso gli altri». Sulle note della Banda Civica cittadina il corteo di autorità, turisti e fedeli si è incamminato verso piazza Biagio Marin, dov’erano presenti molti dei vigili che hanno sfilato ieri per le strade dell’isola. «Sono state giornate impegnative – interviene Chittaro – in cui il tempo non ci ha assistito; ma ci ha premiato per la sfilata finale e quest’oggi, dove siamo riuniti in una splendida giornata di sole per festeggiare anche insieme al Motoclub Nazionale dei Vigili, qui presente per il suo Sesto raduno». E nel mostrare riconoscenza verso il presidente IFSO Ulrich Nemetz, che insieme al suo gruppo «nel 2024 in Ungheria ha creduto nella città di Grado», auspica di tornare «forse un domani».
«È tempo di passare il testimone – prende la parola il primo cittadino Giuseppe Corbatto – ma prima intendo ringraziarvi per quanto fate quotidianamente con il cuore e con il coraggio di chi non si tira indietro». Gettate alle spalle le giornate di maltempo, il sindaco ha voluto ricordare l’atmosfera di unità e vicinanza che si è consolidata sotto al tendone dell’ex area Baffi e quindi per le strade dell’isola. «La pioggia è corsa a fiumi come la birra – rimarca – e forse è proprio questo misto di temporale e allegria che racconta chi siete. Passeremo la consegna, ma non la fiamma che ci unisce», assicura. Un intervento tradotto nella lingua tedesca, al quale seguono i ringraziamenti di Nemetz «per aver ospitato il 25esimo Raduno nella splendida cornice di Grado». A compimento delle celebrazioni si è poi svolta la tradizionale ammainabandiera sulle gradinate del municipio, mentre ancora non è dato conoscere la località destinataria del 26esimo raduno, che verrà comunicata nelle prossime settimane.
(Foto, Rossana D'Ambrosio)
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