la memoria
Ater Gorizia riordina un secolo di storia, in archivio oltre un chilometro di documenti
Concluso il recupero del patrimonio documentale dell’ente. Censiti circa 8mila faldoni tra atti, progetti e cartografie dal 1926 a oggi.
Un chilometro di documenti che raccontano un secolo di storia del territorio, dell’edilizia pubblica e della trasformazione urbana della provincia di Gorizia. È il patrimonio custodito nell’archivio di Ater Gorizia, oggi al centro di un ampio progetto di riordino e catalogazione avviato nel 2024 e ormai prossimo alla conclusione.
Il lavoro riguarda l’intera documentazione prodotta dall’ente nel corso della sua attività: dai primi atti deliberativi del gennaio 1926, pochi mesi dopo la fondazione avvenuta nel 1925, fino alle pratiche degli anni più recenti. Un archivio che conserva non solo la memoria amministrativa dell’azienda, ma anche una parte significativa della storia sociale e urbanistica del territorio.
Il progetto è nato dopo un sopralluogo della Soprintendenza archivistica del Friuli Venezia Giulia ed è stato sviluppato grazie al lavoro di Elena Travan, responsabile unico del procedimento, che ha seguito il percorso amministrativo necessario per ottenere i finanziamenti pubblici destinati all’intervento. L’operazione ha un valore complessivo di circa 100mila euro ed è stata finanziata per il 75 per cento attraverso i contributi previsti dal Codice dei beni culturali, a conferma del valore storico e culturale riconosciuto all’archivio.
Tra i materiali conservati figurano verbali degli organi deliberanti, fascicoli del personale, documentazione contabile e legale, ma soprattutto una vasta raccolta di documenti tecnici legati alla costruzione e manutenzione degli edifici di edilizia residenziale pubblica. Disegni progettuali, lucidi e cartografie restituiscono infatti decenni di trasformazioni del patrimonio abitativo provinciale.
Ad oggi sono stati censiti circa 8mila tra faldoni, registri e rotoli documentali. Nel corso del lavoro è stato effettuato anche uno scarto archivistico di circa 250 metri lineari di materiale, pari a circa 2mila unità documentarie prive di ulteriore valore storico e per le quali erano scaduti i termini di conservazione amministrativa. L’operazione è stata autorizzata dalla Soprintendenza archivistica, come previsto dalla normativa vigente. La consegna dell’inventario definitivo è prevista entro la fine del 2026.
A coordinare il progetto è Raffaella Tamiozzo, archivista e vicepresidente della cooperativa Guarnerio di Udine, realtà specializzata nei beni culturali. «Quello dell’archivista è un lavoro poco conosciuto, ma fondamentale» spiega. «Il nostro compito è costruire gli strumenti che permettono di leggere e comprendere i documenti. In un certo senso togliamo il superfluo per far emergere la struttura dell’archivio».
Per descrivere il proprio lavoro, Tamiozzo richiama una celebre immagine attribuita a Michelangelo: «Diceva che la scultura era già dentro il blocco di marmo e che il suo compito era liberarla togliendo il superfluo. È lo stesso lavoro che fa un archivista». Il risultato finale sarà un inventario archivistico dettagliato, capace di descrivere e organizzare ogni elemento conservato, dai fascicoli alle cartografie, rendendo più semplice la consultazione sia per le esigenze quotidiane dell’ente sia per eventuali ricerche storiche future.
L’intervento guarda però anche al futuro. «Abbiamo costruito un sistema che permetterà di organizzare correttamente anche i documenti che verranno prodotti nei prossimi anni» sottolinea Tamiozzo. «L’archivio è un organismo vivo, che continua a crescere nel tempo». Il progetto comprende infatti anche una riflessione sulla gestione dell’archivio digitale contemporaneo, destinato a diventare la memoria storica delle generazioni future.
«Avere un archivio ordinato risponde a un obbligo di legge, ma significa molto di più» commenta il presidente di Ater Gorizia, Daniele Sergon. «È uno strumento di lavoro quotidiano e una responsabilità verso il territorio che serviamo da cento anni. Questo intervento rappresenta un investimento sulla memoria collettiva e sull’identità della nostra comunità».
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