A Monfalcone l’esposizione ‘Memorie ritrovate’: quel ‘Tempo sospeso’ dall’occupazione Titina del 1945 alla Liberazione del 1947

A Monfalcone l’esposizione ‘Memorie ritrovate’: quel ‘Tempo sospeso’ dall’occupazione Titina del 1945 alla Liberazione del 1947

LA MOSTRA

A Monfalcone l’esposizione ‘Memorie ritrovate’: quel ‘Tempo sospeso’ dall’occupazione Titina del 1945 alla Liberazione del 1947

Di Salvatore Ferrara • Pubblicato il 24 Lug 2026
Copertina per A Monfalcone l’esposizione ‘Memorie ritrovate’: quel ‘Tempo sospeso’ dall’occupazione Titina del 1945 alla Liberazione del 1947

Dal 25 luglio al 18 ottobre la Galleria Comunale di Arte Contemporanea ospita un evento che propone oltre un centinaio fra opere, manifesti e immagini di una pagina storica «trascurata».

Condividi
Tempo di lettura

La ricostruzione della storia del Confine Orientale nel periodo cruciale che seguì alla fine della Seconda Guerra Mondiale si è sempre snodata lungo un percorso accidentato, gravato dalle febbri ideologiche e dalle grandi passioni politiche. Una grande rassegna di capolavori artistici e manifesti d’autore sulle radici della cultura istro - veneta, a Monfalcone riapre anche la pagina, a lungo trascurata, del periodo tragico fra il 1945, occupazione Titina e il settembre 1947 del ritorno all’Italia. Si tratta dell’esposizione "Memorie ritrovate". L'inaugurazione è in programma per domani, sabato 25 luglio, alle ore 10.45 alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea in Piazza Cavour. All’interno di questa mostra - curata da Lucio Gregoretti attraverso testimonianze di un grande ricercatore scomparso da poco, Carlo Alberto Borioli e con le immagini originali dell’archivio della fototeca del Consorzio Culturale del Monfalconese - quel «Tempo sospeso» ripercorre gli eventi più significativi del periodo in questione.

L'esposizione è visitabile alla Galleria Comunale il venerdì dalle 16 alle 19, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. L’ingresso alla rassegna è libero. Per maggiori informazioni si può contattare il numero telefonico 0481 494177 o scrivere un’e-mail a: galleria.didattica@comune.monfalcone.go.it. «Al di là delle diverse interpretazioni - osserva Gregoretti - non si può prescindere dal riconoscimento di quegli eventi nella loro oggettiva spietatezza e drammaticità. Un riconoscimento che si è consolidato grazie all’autorevolezza di quanti hanno rappresentato le istituzioni. Nel luglio 2020, il Presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, fu il primo Capo di Stato di uno dei Paesi sorti dalla dissoluzione della Jugoslavia a compiere una visita ufficiale al Memoriale di Basovizza. Il gesto di tenersi per mano con il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, al di fuori di ogni protocollo, dopo aver deposto assieme una corona di fiori ai martiri delle foibe, segnò un significativo passaggio di grande valore storico nell'orizzonte di una terra di confine lacerata da violenze lontane e da divisioni mai del tutto sopite. A oltre ottant'anni di distanza, il superamento delle fratture di quella stagione passa attraverso la capacità di riconoscere le tensioni, il dolore e gli strazi che costituiscono una parte ineludibile della storia di questo territorio».

Nelle settimane precedenti la resa tedesca, nella primavera del 1945, la IV Armata jugoslava e il IX Korpus sloveno avviarono un'offensiva destinata a «liberare» la Venezia Giulia dalle forze dell'Asse e, al contempo, a consolidare sul campo le rivendicazioni territoriali sostenute da Belgrado. L'avanzata delle truppe jugoslave fu rapida, e culminò con l'occupazione di Trieste, Gorizia e Monfalcone. Per gli jugoslavi il controllo del territorio rappresentava uno strumento fondamentale per influenzare le future decisioni diplomatiche relative ai confini del dopoguerra. La mattina del primo maggio, i partigiani di Tito entrarono a Monfalcone verso mezzogiorno e la sera a Gorizia; gli Alleati, invece, arriveranno solo successivamente all’avvenuta occupazione slava.

I quaranta giorni che seguirono oltre alla campagna di mobilitazione per sostenere l’annessione alla Jugoslavia, si accompagnarono - osserva Gregoretti – «ad un’attività di repressione nei confronti di coloro che venivano considerati collaboratori del fascismo, che assunse il carattere di una vera e propria epurazione che andava oltre la semplice punizione dei dirigenti del precedente regime, coinvolgendo quei soggetti percepiti come ostili al progetto politico jugoslavo». L'occupazione delle truppe titine di Monfalcone si concluse dopo poco più di un mese, il 12 giugno, con il progressivo trasferimento dei poteri alle autorità alleate. Ciò non comportò, in ogni caso, la soluzione definitiva e il 1946 fu un anno particolarmente turbolento segnato dal susseguirsi impressionante di episodi di violenza. Ne fece le spese anche il Giro d’Italia che doveva arrivare a Trieste e venne bloccato a Pieris.

Il 10 febbraio del 1947 fu firmato formalmente il trattato di pace dell'Italia, che istituì il Territorio Libero di Trieste, il TLT, costituito dal litorale triestino e dalla parte nordoccidentale dell'Istria, provvisoriamente diviso in una Zona A amministrata dal Governo militare alleato e in una Zona B amministrata dall'esercito jugoslavo, in attesa della creazione degli organi costituzionali del nuovo Stato. Monfalcone passò dall’amministrazione alleata a quella italiana tra il 16 settembre 1947, giorno in cui iniziarono materialmente le operazioni di subentro delle autorità italiane, e il 18 settembre 1947, data della cerimonia pubblica di trasferimento dei poteri. Immagini e racconti della mostra ripropongono il clima di quelle giornate. Due flussi s’incrociarono in quella stagione. Da un lato circa 2 mila militanti filo-jugoslavi lasciarono Monfalcone per trasferirsi in Jugoslavia. Dopo la rottura fra Tito e Stalin, vennero discriminati e molti di loro finirono nel campo di lavoro e rieducazione di Goli Otok. Sull’altro fronte, il territorio accolse un notevole flusso di profughi istriani che diedero vita a una consistente comunità composta da alcune migliaia di persone.

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione