Reportage da Chemnitz: 2025, l’anno che ha cambiato la città. Voci e bilanci dell’«altra» capitale europea della cultura

Reportage da Chemnitz: 2025, l’anno che ha cambiato la città. Voci e bilanci dell’«altra» capitale europea della cultura

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Reportage da Chemnitz: 2025, l’anno che ha cambiato la città. Voci e bilanci dell’«altra» capitale europea della cultura

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 29 Nov 2025
Copertina per Reportage da Chemnitz: 2025, l’anno che ha cambiato la città. Voci e bilanci dell’«altra» capitale europea della cultura

Si parla di «una visione che è diventata un movimento capace di cambiare Chemnitz e l'intera regione». Un percorso condiviso anche con Nova Gorica e Gorizia.

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Il bilancio di Chemnitz 2025 come Capitale europea della cultura, l’”altra”, se la guardiamo da Nova Gorica e Gorizia, si chiude con un coro di soddisfazione condivisa da istituzioni, amministratori e cittadini. Coralmente, tutti sottolineano un messaggio chiaro: l’anno speciale non ha soltanto offerto eventi ma ha trasformato la città, la sua immagine e la sua comunità. A dirlo sono state varie autorità, ritrovatesi ieri, 28 novembre, a Oelsnitz nella “KohleWelt - Museum Steinkohlenbergbau Sachsen”, il museo sassone del mondo del carbone, per l’inaugurazione dell’installazione permanente dell’artista statunitense James Turrell, Beyond Horizons 2025.

Per il sindaco Sven Schulze «quella che era una visione è diventata una vera e propria movimento capace di cambiare Chemnitz e l’intera regione». Secondo Schulze, la città ha mostrato «quanto sia aperta e creativa», riscoprendo un nuovo senso di appartenenza: «È nato un nuovo noi. Molti hanno visto che Chemnitz è molto più di ciò che spesso si dice e questo ha cambiato il loro sguardo». L’edizione 2025 non rappresenta per lui una fine, ma un inizio: «Restiamo città della cultura e parte della comunità europea, portando questa energia nel futuro».

Il valore dell’anno è stato riconosciuto anche dal governo federale. Il ministro della Cultura Wolfram Weimer ha parlato di «una straordinaria varietà di progetti» resa possibile anche da «più di mille volontari», sottolineando che l’esperienza acquisita «crea una spinta creativa che va oltre Chemnitz, la Sassonia e la Germania». Il governo federale, ha aggiunto, «rimarrà vicino a questa città faro della cultura».

Dal punto di vista organizzativo, Andrea Pier, direttrice amministrativa della Chemnitz 2025 gGmbH, ha descritto l’anno come «un entusiasmo contagioso», reso possibile da un forte sostegno della società civile e del mondo economico: «Chemnitz 2025 ha mostrato cosa si può ottenere quando si uniscono le forze e quanto la cultura sappia unire».

Sulla stessa linea il direttore di programma Stefan Schmidtke, secondo cui i cittadini della regione «sono andati oltre sé stessi»: «È nato un incredibile potenziale creativo. Le persone hanno fatto proprio il progetto e sono convinto che questo nuovo modo di sentirsi comunità continuerà nel futuro». Shcmidkte, assieme a Pier, ha ribadito anche che il percorso è stato seguito e condiviso con i colleghi di Nova Gorica e Gorizia in uno scambio di idee e di esperienze. 

La ministra sassone della Cultura Barbara Klepsch ha definito il 2025 «un anno irripetibile» per Chemnitz e per le trentotto città della regione coinvolte: «Il programma ha attirato visitatori da tutta la Germania e da tutta Europa. I numeri di presenze e pernottamenti sono cresciuti nettamente e l’impegno civile si è visto nella partecipazione dei volontari». Ha ringraziato gli operatori culturali, definendoli «cuore, creatività ed entusiasmo che hanno reso possibile il successo». «Continueremo a mantenere vivo lo spirito della capitale europea della cultura: aperti, creativi, ospitali e innovativi», ha concluso.

Accenti importanti anche dai territori limitrofi. Il sindaco di Lößnitz, Alexander Troll, ha parlato di «un anno di pieno successo», che ha portato nel borgo «visitatori da tutta Europa e dal mondo». L’effetto più significativo, a suo avviso, è stato uno sguardo nuovo sulla propria città: «Abbiamo ritrovato il valore di ciò che è stato costruito negli ultimi decenni e il potenziale che abbiamo insieme a Chemnitz e alla regione: un potenziale che sta nelle persone».

A sottolineare l’impatto europeo dell’iniziativa, la rappresentante della Commissione europea a Berlino, Barbara Gessler, ha ricordato quanto il motto “C the Unseen” sia stato appropriato: «Centinaia di migliaia di visitatori hanno scoperto l’inaspettato. Le capitali della cultura sono democrazia vissuta e Chemnitz ha mostrato cosa significano libertà artistica e culturale per le nostre democrazie». Gessler ha annunciato che l’impegno europeo proseguirà nel 2026 con l’apertura del centro Europe Direct: «La cultura è il cuore della nostra identità europea e merita attenzione e impegno politico».

Nella grande e condivisa speranza che il tutto non si fermi a quest’anno e si concluda, dunque, con la chiusura in programma tra oggi, 29 novembre, e domani, 30 novembre, ma che prosegua nel corso degli anni futuri, le voci dei protagonisti tracciano un quadro univoco: Chemnitz 2025 non è stato solo un grande evento ma l’avvio di un cambiamento duraturo nel modo in cui la città si percepisce e si presenta a se stessa in primis ma anche all’Europa. 

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